Le nostre notti di movida, si sa, costano care alla nostra città. E allora: come ridurre i costi dell’industria del divertimento e renderla tanto piacevole quanto sostenibile?
Ecco alcuni spunti.
Il primo passo può essere partire dall’illuminazione: ridurre il dispendio energetico tramite l’uso di soluzioni a basso consumo. Si potrebbe pensare anche a cocktail e bevande serviti in bicchieri che, grazie ad un servizio di raccolta differenziata, vengano smaltiti con i rifiuti organici. Inoltre, tutto quello scorrere d’acqua dei rubinetti si potrebbe ridurre del 50 per cento grazie a dei riduttori di flusso. E poi, l’uso di biciclette e mezzi pubblici per raggiungere i locali. In aggiunta, nei casi ancora più radicali, inserire dei pannelli termici e fotovoltaici come ad esempio è stato fatto al circolo Arci Fuori orario di Reggio Emilia.
Utopia? Forse sì, ma la direzione giusta da seguire per rendere “sostenibile il divertimento” è proprio questa.
Arriva a questo proposito il progetto Green Night, promosso dal Centro Antartide di Bologna, che coinvolge i locali notturni presso i quali promuovere stili di vita più sani e sostenibili coniugando interventi tecnici con azioni di comunicazione.
Un caso concreto di successo proviene dalla terra dei tulipani, l’Olanda. Al Watt Club di Rotterdam l’acqua piovana viene raccolta e utilizzata nei bagni e l’energia del locale è alimentata da fonti rinnovabili, tra cui quella prodotta proprio da chi si sta divertendo: la pista da ballo è in grado di accumulare energia cinetica, e ballando si soddisfa il fabbisogno energetico del locale. Il sogno può diventare realtà… ma lo si vuole davvero?
