La giunta che vorrei. Candidature per una repubblica delle idee

repubblica delle idee

Forse per uscire dalle situazioni critiche, più che sui tecnicismi o le grandi manovre, varrebbe la pena provare a puntare con decisione sulla forza delle idee.

Portando al potere, se non proprio la fantasia, almeno la capacità di pensare in maniera alternativa e originale. Quella che dal nulla (o quantomeno dallo scontato) crea qualcosa di straordinario: something from nothing, direbbero oltreoceano.

Ecco perché mi piacerebbe che all’assessorato all’Arredo urbano della mia città sedesse Pao, lo street artist che trasforma in capolavoro persino i cestini dell’immondizia.

Così come vorrei che a presiedere all’Edilizia residenziale fosse Oscar White, uno che attorno al suo rap-denuncia Milano sud-est ha visto nascere un comitato civico che ha ottenuto, dopo numerose battaglie civili, lo sgombero delle white di Rogoredo, gli edifici popolari imbottiti di amianto che negli anni hanno causato il decesso di decine di inquilini, dando loro un alloggio alternativo dignitoso.

Provate a pensare a quanti protagonisti della società civile fanno (per lavoro, per passione o per arte) cose straordinarie che su larga scala potrebbero rivoluzionare (in meglio) la vita di un’intera comunità. Tra poche settimane saremo chiamati a eleggere la nuova amministrazione regionale: è solo un gioco, ma provate a pensare le vostre candidature per le posizioni di governo.

Suggeriteci un possibile assessore alla Salute, allo Sviluppo economico, al Turismo, e motivateci la vostra scelta. A patto che sia una candidatura intelligentemente inaspettata…

Grandi opere per grandi città

 

Nel lontano 1939, Le Corbousier insegnava come le strade non siano nude entità chilometriche, bensì avvenimenti plastici in seno alla natura. Che poi è come dire: geometria e ambiente possono essere elemento scatenante di emozioni forti.

E’ questa relazione estetica e funzionale tra le infrastrutture e il loro ecosistema al centro della mostra L’architettura del mondo, in programma alla Triennale di Milano fino al prossimo 10 febbraio.

Connettere i luoghi, infatti, non significa soltanto congiungere due punti geografici, ma aprirli a un flusso continuo di relazioni: umane, economiche, culturali. Lungo le infrastrutture si muovono persone, con il loro bagaglio di competenze, professionalità, esperienze; transitano merci, che sono espressione primaria del tessuto produttivo che caratterizza un territorio (basti pensare che solo l’interscambio con l’estero dell’area milanese vale quasi 350 milioni al giorno); circolano informazioni, valori, cultura.

Per cogliere questi aspetti, è necessario adottare quei modelli interpretativi per cui gli interventi infrastrutturali sono considerati al di là del loro valore “di servizio”, ma come componenti essenziali della trasformazione del territorio. Perché l’ampliamento delle reti strutturali è uno di quei fattori che contribuiscono in misura determinante al progresso e alla competitività di un sistema economico: in primo luogo, garantendo l’accessibilità delle imprese ai mercati di sbocco; ma anche creando corridoi di penetrazione lungo cui si sviluppano attività commerciali, servizi, nodi logistici. Un tessuto connettivo organizzato ed efficiente può infatti dare luogo ad “effetti di agglomerazione” che determinano delle interazioni dinamiche e spaziali sul territorio, ad esempio rivitalizzando aree improduttive attraverso la relazione con realtà più dinamiche.

Le grandi opere ingegneristiche, poi, cambiano la socialità e il modo stesso di vivere una città, facendo nascere talvolta nuovi luoghi di aggregazione collettiva o addirittura divenendo essi stessi simboli identitari: si pensi, ad esempio, ai Navigli per Milano, nati come via d’acqua per il trasporto di materie prime e diventati oggi un distretto emblematico per il commercio, per la vita sociale, per il turismo. Senza trascurare infine il contenuto artistico di cui molte recenti architetture funzionali sono portatrici, espressione visibile del gusto estetico e della creatività di un’epoca, così come importante incentivo all’attrattività internazionale delle moderne metropoli.

Insomma, le “architetture del mondo” non sono semplici manufatti ingegneristici: sono snodi di una rete complessa di relazioni, autentiche opere territoriali che hanno valore non solo in relazione alla loro funzione primaria, ma anche e soprattutto in virtù dell’azione strutturante che possono svolgere sui diversi ambiti dell’ecosistema su cui insistono. L’auspicio è che per la Milano del 2030 (ma anche per quella del 2015) questa concezione possa penetrare anche all’interno delle stanze dei bottoni che governano i grandi appalti, e trasferirsi quindi nei cantieri.

Un museo tailor-made…

…si chiama «Il Museo che vorrei» e consiste in poche, semplici domande, rigorosamente on line, che il Ministero per i Beni e le Attività culturali ha posto per cogliere il punto di vista dei cittadini sui luoghi pubblici dell’arte e della cultura.

E per produrre -a partire dagli esiti della consultazione- un documento programmatico per eventuali successivi provvedimenti che tengano conto della sensibilità di questi fruitori.

Il questionario, attivo dal 21 novembre al 9 dicembre anche sui canali Twitter e Facebook, ha riscosso nell’arco di una mattinata le risposte di 120 utenti. Di certo più di quanto ci si aspettasse. 

Forse perché davvero agli occhi degli italiani la cultura è libertà e la libertà -insegna Gaber- è in fondo  partecipazione?

 

 

In attesa del Festival…

MITO Settembre Musica dedica un video al suo pubblico.

Quale video?

Per la prima volta un Festival di musica realizza un lipdub: un video musicale che combina sincronizzazione e doppiaggio audio.

Lo staff milanese del Festival si improvvisa protagonista, al di là delle scrivanie e del lavoro quotidiano.

Girato per le strade di Milano, MITO SettembreMusica omaggia il suo pubblico e la città in modo ironico e divertente. 

Guardate qui:

Quanto conosci Milano?

Milanese D.O.C. o d’adozione? Pendolare accanito o residente in piazza Duomo? Frequentatore della città solo per shopping e movida o attivo partecipe alla vita meneghina?

In qualsiasi categoria si rientri è possibile testare la propria conoscenza della cultura, dell’arte e della storia di Milano, rispondendo alle dieci velocissime domande del simpatico quiz “IndovinaMi, realizzato dalla Camera di Commercio di Milano.

In pochi istanti riceverai il responso e scoprirai se meriti il titolo di “baùscia” o se devi ancora prendere ripetizioni!

“C” come interesse Comune?

Il Comune di Milano ha deciso di sospendere l’Area C dopo che il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di un’autorimessa contro l’Amministrazione comunale per il danno economico conseguente alla limitazione del traffico.

La vicenda pone la delicata questione del rapporto tra interesse privato e interesse comune.

Esiste un punto di equilibrio che permetta di preservare l’uno e l’altro?

Un breve commento dal titolo Garage ermetico aiuta a comprendere i termini del problema.

http://www.generativita.it/demofilo/2012/07/27/garage-ermetico/

 

 

Sperimentare… in pausa pranzo!

“Aficionados della schiscietta” a parte, in ogni ambiente lavorativo milanese che si rispetti, verso le 11.30 scatta il tormentone del: dove andiamo in pausa pranzo?

Da lì si innesca uno spasmodico giro di telefonate, scambi di e-mail e messaggi in chat per raccogliere adesioni, fissare l’orario (che alla fine si concentra sempre intorno alle 13!) e decidere il luogo deputato ad accogliere la comitiva di colleghi affamati e desiderosi di trascorrere una mezz’ora, o poco più, in un ambiente rilassato e piacevole.

La scelta del luogo è sempre la fase più critica perché le variabili da considerare sono molteplici. Il locale dev’essere carino e possibilmente non troppo distante dall’ufficio. Il cibo di qualità e variegato: piatti light per i “sempre a dieta” e godereccio per i “la dieta da domani”. E c’è poi il fattore prezzo che, in periodo di austerity, anche per i privilegiati dotati di buoni pasto, diventa una scriminante fondamentale nella scelta.

Fortunatamente altri giovani volenterosi blogger ci vengono in soccorso, recensendo per noi i ristoranti e i bar che sperimentano nelle loro pause pranzo. Il blog “Dove andiamo in pausa pranzo?” è infatti un ottimo ausilio per avere una descrizione delle esperienze prandiali altrui, nonché una piacevole lettura, divertente e mai banale.

I commenti dei colleghi blogger saranno attendibili? Non resta che testare i locali recensiti e far girare il commercio meneghino!