2010 x 10 (trend dell’abitare)

Correva l’anno 2010: anno cruciale, e non solo sul piano simbolico, perché al centro di un quarantennio che va dal 1990 al 2030. Il primo è l’anno di definitiva chiusura di Milano “città fabbrica”, città della produzione industriale, sancita dal Documento Direttore sulle Aree Industriali Dismesse che dichiarava il superamento di una politica urbana basata sull’industria e sulla produzione di beni strumentali. Il secondo è l’orizzonte temporale che le strutture di governo hanno scelto per definire strategie e strumenti di sviluppo della città, al di là del più vicino e operabile target dell’Expo 2015 con tutto quello che porta con sé.

Nel 2010 Milano si è trovata “città-capitale” post-industriale. Ma come si abita una città così?

L’abitare a Milano ha certamente cambiato di senso, sulla scia delle profonde trasformazioni che l’hanno interessata:  le trasformazioni nel campo della produzione, appunto, ma anche la presenza sempre più massiccia delle comunità di immigrazione, i nuovi stili di vita, l’accresciuta mobilità nel lavoro. Non si è prodotto, tuttavia, un nuovo “modello” abitativo in senso lato e diffuso. Se si riflette sulla Milano del 2010, 10 trend emergono con maggiore chiarezza:

1.      E’ da escludersi la realizzazione di quartieri monofunzionali

2.      … e i “recinti” non sono fragili solo dal punto di vista delle funzioni: i nuovi quartieri, e la riorganizzazione di quelli storici attraverso la interazione con i nuovi sistemi e tessuti, mostrano una città che non ha fondamentalmente “ghetti“. Ma è in corso una “sostituzione” di popolazione in alcuni quartieri che pongono il tema della cittadinanza e della qualità della vita sociale.

3.      E’ accettata e sostenuta la compatibilità della residenza con i luoghi di lavoro in quanto la produzione è soprattutto legata a servizi.

4.      E’ ormai patrimonio diffuso nella cultura dell’abitare la dissolvenza tra spazio del lavoro e spazio domestico: il successo del format LOFT ne è una evidente conferma.

5.      Si riaffermeranno, in relazione ad un contenimento dell’uso dell’automobile e all’insufficiente copertura dei mezzi di trasporto pubblici, comparti urbani che diventano sorta di “campus” spontanei intorno ai più importanti poli della Sanità e Universitari.

6.      I sistemi del tempo libero (i percorsi, le vie della “movida”) pervasivamente si intrecciano con i tessuti residenziali di più antica e recente formazione.

7.      Nonostante Milano non abbia delle divisioni funzionali-culturali nette tra le diverse zone della città, i quartieri e le singole parti urbane mantengono identità e radici storiche nella percezione dei cittadini.

8.      E’ in corso un forte processo di osmosi tra Milano e i centri della corona che ha significato un drenaggio di circa 300.000 abitanti dalla prima ai secondi negli ultimi vent’anni e non si riproporrà all’inverso in maniera indifferenziata.

9.      I centri di prima corona saranno sostituiti da centri urbani capaci di offrire qualità urbana comparabile sul piano dei servizi e delle occasioni a quelli di Milano: i flussi di uscita si concentreranno su Como, Bergamo e Pavia. Quelli di “rientro” all’inverso interesseranno i centri ad oggi ed in prospettiva esclusi dal sistema di trasporto su ferro: linee metropolitane e ferroviarie servite dal Passante.

10.      Sul piano più strettamente tipologico-abitativo Milano ha guardato in questi anni verso l’alto con torri residenziali fino ad oggi quasi del tutto estranee alla tradizione milanese.

Dieci contenuti salienti come spunto per impostare una strategia per chi a Milano ci vive, nel vero senso del termine.

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