STRESStrafficATI

Tornano i blocchi del traffico. E l’incubo della congestione stradale che pesa sulle grandi città italiane non sembra, purtroppo, destinato a svanire. Tantomeno a Milano, dove, dati Censis alla mano, ogni giorno entrano ed escono circa 500mila persone tra impiegati, studenti, insegnanti e operai, che percorrono in media 24 km per recarsi in città. A fare due conti, è come se ogni giorno migrassero a Milano tutta Bologna e Modena messe insieme.

A rilevare la persistenza di questa tendenza è la ricerca IBM 2011, che conferma il ritratto ormai classico dello city user milanese affetto dallo stress da traffico urbano. Nella classifica delle metropoli più colpite dalla “sofferenza dei pendolari”, Milano è infatti al nono posto -unica città europea nella top ten- in coda a realtà risaputamente critiche come Città del Messico, Pechino, Nairobi, Mosca e New Delhi, solo per citarne alcune. Sono gli stessi milanesi a fornire questo scenario: la ricerca si basa, infatti, su interviste dirette che, per la città meneghina, parlano di un 60% di pendolari che lamentano un accresciuto stato di stress e di un 40% di milanesi che avvertono ripercussioni sul proprio rendimento lavorativo e scolastico. La gran parte auspica un migliore servizio di trasposto pubblico come possibile antidoto ai propri mali.

Sembra opportuno, allora, investire in questo senso, ma forse si può guardare anche un po’ più in là. Secondo alcuni esperti, ci sono infatti altre “vie” percorribili. Prima fra tutte: al posto di finanziare nuove infrastrutture, investire – con costi relativamente contenuti – per far funzionare meglio quelle esistenti attraverso le nuove tecnologie. In altre parole, guardare al modello della smart city attraverso sistemi intelligenti: ad esempio l’uso di sensori in grado di fornire in tempo reale informazioni sul traffico o l’utilizzo di dati provenienti dalle reti della telefonia mobile per individuare gli ingorghi. Le soluzioni, dunque, esistono e sono alla portata delle frontiere della tecnologia. Basta metterle in pratica, magari non nel 2030.

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One response to this post.

  1. “ad esempio l’uso di sensori in grado di fornire in tempo reale informazioni sul traffico o l’utilizzo di dati provenienti dalle reti della telefonia mobile per individuare gli ingorghi.” O ancora – come succede nella vicina Svizzera – installare dei sensori agli incroci semaforizzati che, in assenza di pedoni o veicoli provenienti dalle diverse direzioni, riducono (o addirittura annullano) i tempi di attesa al rosso con notevoli benefici per la circolazione e l’ambiente. Anche questo nel 2030?

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