La città che cresce

Metti un sabato pomeriggio limpido d’autunno e centinaia di milanesi con la bocca aperta e il naso all’insù in direzione Porta Nuova, gli elicotteri che girano e quelle che sembrano bandierine arancioni – e sono poi operai – che cercano di ancorare un enorme pennone a Torre Garibaldi con un vero e proprio esercizio di edilizia acrobatica. Metti di scoprire poi che quello è da oggi il grattacielo più alto di Italia. Una domanda sorge spontanea: ma la “città che sale” (di boccioniana memoria e architettonica attualità)  è ancora la città che cresce?

Il punto è: bisogna intendersi, chi o che cosa deve crescere per parlare di “crescita”? Il numero delle imprese oppure il numero degli abitanti? Il reddito procapite? O magari il livello di coesione sociale?

Nella settimana degli indignados (all’europea, alla romana, alla milanese e tutte le altre specialità), dai “comprometidos” (impegnati, ndr) ai black bloc, c’è da chiederesi se una misura importante della crescita di una società non stia proprio nelle possibilità di crescita” autorealizzazione e integrazione – delle giovani generazioni. A Milano ci sono 8 “under 30” al  giorno che decidono di mettere su un’impresa: segno di un contagioso spirito di iniziativa e di un mercato dei servizi estremamente dinamico, certo, ma anche meccanismo di autoimpiego, perchè tra i giovani disoccupati solo 1 su 4 è destinato a trovare un lavoro fisso nel corso dell’anno. Milano perde residenti (circa l’8% in 10 anni), soprattutto tra i giovani, e 1 trentenne su 3 non vuole figli perchè ostacolano l’attività lavorativa in assenza del paracadute familiare e di un welfare sufficiente.

Tanti ragazzi vengono o tornano a Milano, ci studiano, ci lavorano, qui amano e vivono, ma – e con sempre più urgenza in questa città difficile dalle mille opportunità – si chiedono: e “il mio domani”? (come il titolo del film ambientato a Milano che uscirà il prossimo 11 novembre). Una risposta a questa domanda forse la “capitale morale” dovrebbe darla. Come ha scritto Giangiacomo Schiavi del Corriere della Sera: se non ripartiamo da Milano, da dove ripartiamo?

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One response to this post.

  1. Posted by corrado on 22 ottobre 2011 at 7:40 PM

    BELLISSIMO ARTICOLO….come per altro bellissime sono le sempre azzeccate previsioni del meteo!!!! non è UN blog ma sarà IL blog….di Milano

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