Cose di questo mondo

Siamo arrivati in pieno autunno con piogge torrenziali e uggiose previsioni sulla nostra economia, ma le notizie di questa settimana non possono che far parlare di “primavera”: quella primavera araba che ha portato come ultimi risultati proprio la fine di Gheddafi e la chiamata alle urne dei tunisini per l’elezione dell’Assemblea Costituente dopo la caduta di Ben Ali.

 Sono notizie che non vanno relegate alla sezione “esteri”. Basti pensare all’emergenza degli immigrati in fuga verso le nostre coste che dura dallo scorso marzo. Basti pensare che 60mila dei tunisini chiamati a votare risiede a Milano. Basti pensare che questa città non sarà Lampedusa, ma è una credibile candidata – in quanto ponte geografico e identitario tra nord e sud Europa – ad essere “capitale” del Mediterraneo.

Vale quindi la pena fermarsi a capire come si è già trasformata Milano in questi anni per interrogarsi sull’effetto e la capacità dei flussi migratori che ci aspettano in futuro. Oggi sono oltre 20.000 le ditte  a Milano con titolare straniero, quasi l’8% del totale delle imprese milanesi. Nell’86% dei casi il titolare è extracomunitario e prevalentemente egiziano, cinese, marocchino e albanese. Grazie a queste imprese Milano cresce di più: dal 2005 al 2008 la dinamica delle imprese immigrate ha segnato una crescita del +33%, +8% solo nel 2010. I settori presidiati sono  generalmente quelli più “faticosi”: edilizia, bar, panetterie. E in generale il lavoro immigrato dà un contributo al PIL milanese per circa 15 miliardi di euro all’anno.

Sono dati che parlano di una presenza importante, ma per molti aspetti “sottile” perchè fatica ad essere percepita nelle sue reali dimensioni e capacità: ad esempio, quanto lavorare, e ancor più “fare impesa”, costituisce un vero e proprio, e forse il principale, strumento di integrazione?

 Forse degli immigrati nella nostra città sappiamo e capiamo semplicemente meno di quanto si possa pensare. Ed è istruttivo guardare questo bel video girato  in piazza Duomo dalla comunità milanese dei bloggisti di Yalla Italia – rappresentanti della seconda generazione di immigrati nel Paese – in occasione della Social Media Week dello scorso settembre

 Il fatto di non conoscere bene una realtà non significa che non esista. Al limite, nel lungo periodo, può voler dire non valorizzarne le potenzialità ed esacerbarne le criticità. Dati in mano, forse l’unica “cosa dell’altro mondo” è pensare che vivremmo meglio in una società di soli indigeni. Ne andrebbe della nostra economia e, quel che è peggio, pure della nostra cultura.

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3 responses to this post.

  1. oggi è uscito l’Annuario Statistico Regionale 2011 (realizzato da Unioncamere+Istat+Regione Lombardia), a p.13 del Corriere Milano c’è il commento: la nostra Regione ha un tasso di crescita degli immigrati DOPPIO di quello nazionale e ormai 1 lombardo su 10 è immigrato (…e lasciamo da parte l’immigrazione dalle altre Regioni d’Italia).

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  2. Posted by eleonora on 1 novembre 2011 at 2:48 PM

    la Milano del 2030 sarà “fatta” da tanti immigrati. Giusto è coinvolgerli anche nel pensarla, per non doversi trovare a ripensarla e per valorizzare anche come loro la vorrebbero e con cosa possono contribuire a costruirla.
    lancio una proposta: perchè non ospitare nel blog un loro intervento? e poi…da cosa nasce cosa…

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  3. Posted by corrado on 3 novembre 2011 at 1:29 PM

    La Milano del 2030 sarà fatta di immigrati!? La nostra sfida è senz’altro far sì che questa probabilità o certezza diventi un fattore di successo ….ma nel dubbio e nel frattempo noi “indigeni e autoctoni” impegnamoci a moltiplicarci!

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