Siamo l’esercito dei sei (milioni)

I ragazzi che ci restituiscono l’orgoglio“, secondo G. Schiavi, sono l’esercito di giovani e giovanissimi che si è auto-reclutato per risollevare Genova dall’emergenza. Dispongono di una sola arma, ma vale quanto un arsenale: è il senso di responsabilità. Glielo si legge in faccia, mentre impiegano tempo e fatica per attutire il dolore e il disagio che hanno piegato una città intera. Peccato, però, sentirsi consapevoli e riconoscenti – mai troppo, peraltro – dello straordinario apporto dei volontari sempre e solo quando si hanno di fronte situazioni disastrose come questa. E pensare che in Italia i volontari sono quasi sei milioni e ogni giorno fanno funzionare, e bene, tanti servizi di pubblica utilità, dall’ambiente, al sistema socio-sanitario, alla cultura, pur non contando su nessuna vera forma di rappresentanza politica. Il nostro Paese si piazza esattamente a metà classifica tra i primi trenta in Europa per percentuale di cittadini impegnati nel terzo settore, con un 31%, poco a confronto con vicini particolarmente virtuosi (come la Svezia e la Repubblica Slovacca, entrambi al di sopra del 50%) molto rispetto ad altri decisamente meno sensibili al tema (la Turchia ad esempio, con un esiguo 10%). E Milano “dal coeur in man” fa la sua parte. Il fenomeno nel capoluogo lombardo da sempre raccoglie un importante numero di associazioni – 900– e di volontari – quasi 42.000. E’ quanto emerge da una ricerca del CSVnet presentata durante i “giorni del volontariato” appena conclusi a Milano (5 e 6 novembre scorsi). E’ questa attenzione al bene comune che in tempi di crisi ci permette di riacquisire fiducia e credibilità, e se c’è una speranza in questo senso, risiede nel fatto che siano soprattutto i giovani ad averlo capito: i ragazzi di età compresa tra i 20 e i 24 anni che collaborano a titolo gratuito con un’organizzazione no profit sono aumentati del 27% tra il 2009 e il 2011 e rappresentano il 21,5 % del totale dei volontari attivi in Italia. Sono giovani che stanno cercando la strada per riappropriarsi del futuro, e lo fanno riprendendosi, prima di tutto, il ruolo di cittadini attivi, convinti ancora una volta che è dedicandosi ad una causa che si può cambiare il mondo. E si può cambiare anche l’economia: perchè il volontariato non è “tempo perso”, ma è tempo guadagnato che migliora anche il PIL, quello vero, quello che misura come si vive in un Paese.

Qualche bella proposta di volontariato che fate o vorreste fare?

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2 responses to this post.

  1. Posted by rita on 16 novembre 2011 at 8:32 AM

    Forse è il momento di capire che occorre cambiare mentalità e misurare non sempre e tutto con il PIL, ma con il FIL (Felicità Interna Lorda).
    Iniziamo ad essere più solidali…Tutte le persone che in questo momento hanno volutamente o forzatamente del tempo libero, potrebbero metterlo a disposizione degli altri, magari attraverso l’istituzione di una “Banca del tempo” (es.scambio di un’ora del mio tempo con la quale posso offrire lezioni di italiano contro un’ora del tuo tempo per piccoli lavori di manutenzione casa).

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    • E’ un’ottima proposta, sarebbe interessante ragionare su chi dovrebbe “gestire” questa Banca del Tempo: un’istituzione locale oppure si potrebbe pensare ad una sperimentazione che parta dalle grandi imprese?
      Comunque, se ti va di dare un’occhiata, la questione dell’incompletezza del PIL è collegata anche al ragionamento che faceva Eleonora in un commento a Il desiderio (in)visibile di Milano

      Rispondi

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