I tempi della città

Nella città dove per definizione il tempo è denaro, l’orologio al polso rappresenta il metro di misura dell’affaccendarsi della metropoli che produce. Ma Milano cambia, si evolve, e la frenesia yuppista degli anni ’80 non si addice più molto all’esigenza corale di una migliore life quality. Così il capoluogo prova a ritarare i propri bioritmi urbani su un modello più fluido e flessibile.

La proposta arriva direttamente dall’assessore alla Qualità della vita Chiara Bisconti, che ne farà un punto d’impegno del proprio mandato amministrativo e ha proposto un “nuovo piano regolatore degli orari”. L’obiettivo dichiarato è far coincidere i periodi di lavoro e di svago con le varie incombenze quotidiane dei cittadini, alla ricerca di un innovativo paradigma di lifestyle orientato alla qualità e al benessere degli abitanti.

Certo il compito è stimolante, ma quanto mai improbo, visto che l’ultimo tentativo di programmazione oraria risale al Piano Regolatore del 1994. Ma dare una nuova cadenza al respiro di Milano può essere anche un ottimo esercizio di pluralismo e di condivisione, dal momento che l’operazione di riassestamento delle lancette coinvolge praticamente tutti gli attori sociali e istituzionali della vita pubblica: sindacati,  associazioni d’imprese, commercianti, operatori culturali e dell’intrattenimento, servizi pubblici (su tutti, il trasporto, ma anche scuole e ospedali), amministrazioni locali e terziario diffuso (ad esempio, le banche).

Il nodo della rimodulazione oraria può segnare una vera rivoluzione, anche culturale, del modo di leggere e interpretare l’identità della Milano del 2030. E chissà che un radicale ripensamento del timing non riesca a far recuperare almeno un po’ delle 300 mila ore di ritardo che secondo una recente indagine della Camera di Commercio si accumulano giornalmente ai piedi della Madonnina, restituendole a più nobili discipline che non siano la coda in piedi allo sportello (standing in line at the front-desk) o l’imbottigliamento viabilistico (car packaging). Che dire: diamo tempo al tempo e una possibilità a questo assessore che già quando lavorava alla Nestlè, qualche anno fa, era stata definita “la signora che rende gli orari flessibili”.    

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