+20% al verde

+ 20% non è la percentuale degli italiani che si sono “impoveriti” negli ultimi anni, ma è l’aumento della densità di verde urbano a Milano tra il 2000 e il 2009 (dati Istat). L’indicatore si riferisce al patrimonio di aree verdi nel territorio comunale gestito da enti pubblici, escludendo quindi i giardini privati che si possono ammirare in alcune terrazze e vie esclusive. L’importanza di questo dato risiede nella sua capacità di rispecchiare la qualità della vita di una città, come ricordato anche in quell’ambiziosa Agenda 21 che l’Italia ha firmato a Rio nel 1992 e sancito poi dagli Aalborg Commitments sulle città europee sostenibili (che Milano pare non abbia ancora sottoscritto).
I dati indicano che gli anni di crescita maggiori sono stati il 2001, +5% e il 2006, +4% (e non chiedetevi se c’entra qualcosa il fatto che siano anche gli anni delle elezioni comunali), ma purtroppo non sono bastati a fare di Milano una città confrontabile con gli standard europei.

C’è chi sta peggio. Quasi tutte le “peggiori” nella classifica dei dati Istat, come Taranto e Olbia, hanno un comune denominatore: si affacciano sul mare.

E c’è chi sta meglio. Per esempio Brescia. E forse stupirà, perché non è lontana da noi e perché nell’immaginario c’è più che altro la “fabbrichetta”, ma è una buona dimostrazione che volere è potere. In quasi quindici anni ha fatto importanti investimenti, e ad oggi – grazie anche al suo Parco delle Colline – è l’ottava provincia italiana per densità di verde urbano (29,07%).

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