Piste (in)ciclabili

Il valore semantico del suffisso dovrebbe lasciare intendere la possibilità di essere fruite, ma alla prova dei fatti pare proprio che in molti casi non sia così. Le piste ciclabili milanesi sembrano infatti non risultare all’altezza dell’esigenza di mobilità alternativa ed ecosostenibile espressa da più parti, amministrazione locale in primis. Stando al rapporto steso da Cliclobby, associazione che riunisce i ciclisti meneghini, addirittura il 65% delle corsie riservate alle due ruote non sarebbe a norma: segnaletica mancante, dimensioni inadeguate e asfalto pessimo i vizi più diffusi, ma anche scarsa interconnessione tra le (poche) ciclo-preferenziali già esistenti.

In definitiva, tirando le somme, si scopre che la metà dei tracciati risulta accettabile, mentre uno su tre è consigliato esclusivamente in quanto utile a evitare il traffico intenso e solo uno su cinque appare di buona qualità; il restante 20%, invece, o è percorribile ma poco utile, oppure è addirittura sconsigliato perché versa in condizioni tali da rendere la sua percorrenza più rischiosa della stessa viabilità ordinaria. Insomma, urgono interventi infrastrutturali estesi ed organici, perché se è vero che dalle nostre parti la cultura della ciclabilità non è nemmeno lontanamente apparentabile a quella che pervade le latitudini nordeuropee, è altrettanto evidente come la sfida dell’emancipazione dalle auto e dal Pm10 debba passare anche attraverso interventi di ampliamento delle opportunità alternative al mezzo privato e di cross-medialità (leggasi integrazione organica tra le varie forme di trasporto: avete mai provato a prendere un metrò o un tram con una bici appresso?).

Gli atout da giocare in proposito sono molti, a partire dall’installazione di nuove stazioni del servizio di bike sharing all’ampliamento delle zone a traffico zero (tema peraltro molto contesto: è un bene o male per il commercio fare le isole pedonali?). Intanto il Comune di Milano ha sottoscritto la Carta di Bruxelles, assumendosi l’impegno di dimezzare il rischio di incidenti mortali per i ciclisti e di raggiungere il 15% di spostamenti in bicicletta entro il 2020. E se si riuscisse a tagliare il traguardo prima? Sarebbe una bella volata, e chissà che non possa essere già la prossima Mobility Conference a lanciare lo sprint.        

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: