C’è profumo di San Valentino…

A prescindere da quanto uno sia devoto al Santo degli innamorati, va detto subito che la festa di S. Valentino è diventata oramai una salda ricorrenza dei nostri usi, costumi e …consumi. Si stima che i milanesi siano pronti a spendere 34 milioni di euro, 4 in più rispetto ai giorni normali, tra questo week end per chi sceglie un regalo e martedì per chi preferisce un’uscita col partner. Dunque, chi più, chi meno, ognuno si attrezza come può: dalla cena tete a tete, che è la scelta più frequente (e qui si varia dal ristorantino romantico con portate dai nomi a doppio senso dolcemente erotico e gustosamente ironico, alle cene sofisticate ma low cost delle aragoste su Groupon) fino ad arrivare all’ancora meno costoso ma sempre efficace biglietto d’amore (scelto dai più giovani).

Certamente Milano con la sua variegata offerta commerciale non delude il cliente più esigente. Anzi, questa città si distingue dalle altre realta’ con forte vocazione commerciale non solo per la sua capacità di star dietro o anticipare le ricorrenze ma soprattutto per il suo essere città ad alto “approfondimento commerciale”. Qui infatti c’è un numero significativo di negozi che si specializzano nel prodotto: sono negozi depositari di tecniche ereditate da generazioni e di conoscenze affinate; sono imprese che diffondono, se vogliamo, la cultura del sapere e del saper fare.

Allora al via la caccia al regalo purché sia davvero speciale e specializzato. Ma quale? L’amore si sa piu che dal romanticismo nasce dalla chimica, da un incontro di alchimie meglio definite come ferormoni (dal greco “portare eccitamento”) che inducono a determinati comportamenti per stimolo olfattivo. Proprio i ferormoni miscelati ad olii, essenze e spezie sono alla base dei nuovi e personalizzati profumi. E Milano vanta nella profumeria di nicchia un approfondimento e una tecnica particolare, basta fare una passeggiata in centro. A Brera (e da poco anche dentro Coin Excelsior)  c’e’ l’Olfattorio  (un vero bar à parfum dove “assaggiare” le fraganze) che tra l’altro tiene Penhaligon’s: profumi inglesi molto chic,  con tutta la linea associata comprese le candele, il talco, bagno, crema etcc.  A Brera c’è poi anche Profumo (con i fiori decisamente “sanvalentiani” di Hervè Gambs sopra i quali si spruzza l’essenza). In  Santa Maria alla Porta si trova Calé che tiene il profumo più caro che esista, quello di Clive Cristhian…(ma da assicurarsi che la donzella ne capisca o è meglio regalarle un viaggio!!!). La Profumeria Vecchia Milano (San Giovanni sul Muro), a parte gli spettacolari arredi d’epoca, tiene invece i profumi di Molinard (antichi, semplici ed accessibili per prezzo. Ottimi per i neofiti del profumo di nicchia).
Poi c’è Mazzolari in San Babila, non però quello generalista, ce n’è anche un altro sul retro, all’ingresso della galleria, moolto grande, mooolto bello, dove si trova quasi di tutto del profumo iper specializzato: ad esempio per i modaioli c’è Bond n.9 (il profumo ispirato alle zone di NYC), mentre per i romantici c’è la sofisticata Annick Goutal. Se è invece la fanciulla che deve profumare il suo bello meglio puntare su Miller Harris una fraganza sobria e decisa che si può trovare da Artessenza in Piazza Virgilio. 

In questo turbinio di essenze  Milano da capitale dell’attrattività economica si può candidare anche a capitale dell’attrazione… sessuale, per S. Valentino.

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2 responses to this post.

  1. Posted by Jean Claude on 14 febbraio 2012 at 3:45 PM

    …..Ma l’Olfattorio e Calé che “tengono” questi preziosi profumi……li vendono anche spero…..
    Ma l’italiano?????????????????????

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    • “Fermo restando che tenere in luogo dell’ausiliare “avere” fa parte di un linguaggio popolare tipicamente meridionale, l’uso di “tenere” in luogo di avere transitivo è corretto in frasi di questo tipo: “tengo (ho) la valigia sotto il letto”, “tengo (ho) la penna in mano”.” Giorgio De Rienzo, linguista de Il Corriere della Sera.
      Quindi non è sbagliato dire che un negozio tiene (dunque ha) un certo prodotto, poi ci auguriamo che, essendo un esercizio con finalità commerciale, lo venda anche. Comunque, per la cronaca, in italiano è scorretto mettere più di tre puntini di sospensione…Ci divertono molto le querelle linguistiche, ciao.

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