(A Milano) ‘o famo strano

Strano, ‘sto Carnevale a Milano ‘o famo strano. Per almeno tre motivi.

Il primo è perché nasce così: la tradizione dice che fu proprio Sant’Ambrogio, poiché fuori città, a chiedere ai suoi cittadini di aspettare il suo rientro prima di iniziare a celebrare la Quaresima. Da allora, il Carnevale a Milano entra nel vivo quando altrove le feste carnevalesche sono già finite e con grandi vantaggi tra l’altro, non solo in termini di goliardia prolungata (la triste e severa Quaresima qui dura qualche giorno in meno), ma anche in termini economici. Infatti, proprio quando a Milano la festa comincia a fare sul serio, alcuni negozi avviano i saldi di fine carnevale, con sconti al 50% sugli abiti delle splendide principesse e degli eroi dei cartoni animati.

 Il secondo motivo dello “strano” Carnevale Ambrosiano  è invece legato al presente. L’edizione 2012 (che va dal 21 al 25 febbraio) sarà infatti dedicata alla “Multiculturalità’” con il motto “Milano città che trasforma e si trasforma… Trasformiamoci”. Gli eventi in programma sono tanti e diversi ed è possibile trovarli sul sito del Comune di Milano.  Una scelta, questa della “festa dei popoli”, molto particolare che sembra mandare in soffitta le vecchie maschere, come la civettuola Colombina, il furbetto Arlecchino, il servitore rozzo ma di buon senso Meneghino, il saccente dottore bolognese Balanzone, l’allego Pulcinella, il galantuomo piemontese Gianduja e l’avaro commerciante veneziano Pantalone. Tutte maschere cresciute all’ombra di ciascun campanile d’Italia con la funzione di raccoglierne vizi e virtù, dunque capaci di raccontare l’unico vero federalismo che abbia conosciuto il Paese, quello dei costumi, come ha sottolineato Armano Torno sul Corriere

   La comicità quindi sta cambiando natura e i negozi di abiti di carnevale si adeguano alle richieste e diventano cartina al tornasole del Paese e dei suoi nuovi “costumi”. Così arriviamo al terzo motivo che rende questa antica festa ancora più particolare ed è legato proprio alla scelta dei travestimenti.  Se in generale in Italia sembra che le due maschere più diffuse siano quella del furbetto e pavido Schettino e quella di una certa Ruby Rubacuori che ha animato le cronache del precedente Governo, qui a Milano – a sentire la Bottega storica del Carnevale Torriani di Via Mercato –  al di là delle maschere per bambini (che per fortuna sono sempre le stesse), i milanesi (adulti) spesso e volentieri optano per la versione più sexy della maschera prescelta. E vai con le diavolesse inguainate, le suore in reggicalze, le infermiere in candide trasparenze e le Biancaneve in minigonna e push up. Si sa a Carnevale ogni scherzo vale e la maschera è proprio il finto volto che si indossa per liberarsi delle convenzioni ma, a guardare bene, sembra quasi che il carnevale ambrosiano stia negli anni lentamente riscoprendo l’antico e primitivo significato che aveva nel mondo Romano. Con i Lupercali, Saturnali, Baccanali ci si divertiva in feste smodate e trasgressive, che furono poi riadattate e mitigate nel mondo cristiano. Alla fine le nuove tendenze “nei costumi” sembra che strizzino l’occhio alla tradizione …a quella ancor prima di S. Ambrogio, però!

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