Bello (e im/possibile?)

La crisi morde, la fiducia cala, i consumi frenano. A contrastare questo stato di cose, come spinti da un irrefrenabile desiderio di invertire il trend malgrado tutto, sale la voglia di poter accedere a cose belle, nuove, stilose, di qualità, magari griffate.
E nella Milano della moda e dello shopping si susseguono iniziative propiziatorie.

Ci sono negozi che una tantum prolungano le aperture serali, che propongono aperitivi abbinati a mini-defilè con la merce in vendita, che incantano i potenziali affezionati clienti con un tuffo nella realtà modaiola, che soddisfano il bisogno dell’accesso momentaneo al bello e al superfluo, nell’attesa che prima o poi si tornerà ad acquistare e possedere.
E ci sono blasonate griffes che cercano di avvicinare il grande pubblico ed entrare nel circuito dei consumi di massa  proponendo collezioni accessibili, utilizzando come canali di vendita i negozi di alcune catene di abbigliamento a basso costo. Ed è così che anche noi, appassionate e sognanti lettrici di riviste patinate,  riusciamo ad avere nei nostri armadi qualche Lanvin o Marni o Les Copains.
Perfino  questa è democrazia. E ci piace molto, nonostante la fila interminabile per accaparrarci anche solo un minuscolo accessorio griffato.
Ci piacerebbe ancor di più  se le occasioni fossero più frequenti e se le prevendite non fossero a beneficio del solito circuito amici/clienti/stampa.

(E c’avevamo fatto pure un tweet disperatamente in fila).

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