L’happy hour ai tempi dell’Area C

A due mesi dall’esordio, se c’è un concetto che riassume in misura quasi esaustiva i primi 60 giorni di Area C è “Cambiamento”. Certo, c’è stato il tempo delle Chiacchiere (da bar e da giornali), delle Contese (politiche e corporative) e dei Comitati (pro e contro l’introduzione del provvedimento); ma esaurito l’avvio turbolento, seppur con animi opposti tanto gli entusiasti sostenitori quanto gli accaniti osteggiatori della misura decongestionante si sono dovuti confrontare con una nuova fase della vita Cittadina. Perché, al di là dei Contraddittori esiti empirici delle restrizioni e delle loro ripercussioni sui livelli di smog (gli ultimissimi dati dell’assessorato indicano -36% di ingressi e -27% di PM10), la vera rivoluzione introdotta dalla nuova zona a traffico limitato riguarda proprio le abitudini di chi ogni giorno vive e attraversa la metropoli.

Se infatti il ricorso sempre maggiore a sistemi di mobilità alternativa e sostenibile e l’incremento del numero di passeggeri delle linee metropolitane (ad oggi ATM ha contato oltre 1 milione di pendolari in più) sono risultati in un certo senso “forzati” dalla perentorietà del diktat ecologico voluto da Palazzo Marino, ben diversa è la valutazione degli altri effetti collaterali conseguenti all’introduzione dell’area off limits. Come ad esempio, lo slittamento in avanti dell’orario dell’aperitivo: anche il rito tipicamente ambrosiano dell’happy hour, infatti, ha dovuto adeguarsi ai nuovi tempi previsti per l’accesso alle zone della movida, e i clienti non arrivano prima delle 19.30, quando si spengono le telecamere indiscrete piazzate dal Comune. Da cui le proteste degli esercenti e dei viveurs, per i quali il fuso orario dell’aperitivo deprime l’immagine dinamica e vitale di Milano (oltre che, più prosaicamente, i consumi).

Ma se per tamponare l’emorragia di avventori molto probabilmente con la primavera i commercianti otterranno il benefit del giovedì corto, con telecamere spente alle 17.30 per favorire lo shopping, ben più intricata è la situazione dei pronto soccorso del centro: Policlinico, Mangiagalli, De Marchi, Gaetano Pini e Fatebenefratelli sono tutti alle prese con un boom di emergenze oltre l’ora fatidica del “liberi tutti”. E in questi casi, temporeggiare per evitare il pedaggio diventa un escamotage estremamente pericoloso. Ma il vero problema dei presidi ospedalieri del centro città sono i malati cronici, che hanno bisogno di sottoporsi a terapie frequenti e continuative: per loro, come per il personale ospedaliero, è stata chiesta a gran voce una deroga al ticket. Vedremo. Nel frattempo, Milano è davvero cambiata. Se questo era uno degli obiettivi del provvedimento (come recita uno degli slogan della campagna pubblicitaria di Area C), non c’è dubbio che sia stato centrato. Speriamo solo non rimanga l’unico.

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