3 mezze verità sul cohousing

4.      Cohousing è la stessa cosa di social housing – se vuoi creare un cohousing con altre persone potrai avvantaggiarti di agevolazioni pubbliche, sconti sulle aree, finanziamenti europei… – PER ORA NON DA NOI

Il cohousing in Italia non ha ancora trovato una collocazione giuridica specifica. È considerato quasi ovunque alla stregua di un normale condominio e pertanto si applica il diritto civile e la normativa che regola tutti gli interventi edilizi tradizionali. Al momento non sono previste forme di incentivazione particolari né la Comunità Europea sovvenziona in cohousing. I distinguo sono da fare:

in ambito internazionale, laddove i cohousing, specialmente nei Paesi nordici, sono effettivamente agevolati e sovvenzionati dal settore pubblico in quanto considerati una forma di sostegno sociale;

in alcuni comuni/regioni italiani si sta cominciando a ragionare su meccanismi premianti (finanziamenti, sconti su oneri, cessione di aree) laddove ci sia una interazione tra pubblico e privato che consenta di realizzare forme di condivisione sociale rivolte anche alle categorie deboli e laddove gli spazi comuni e le funzioni di aggregazione, o parti di essi, siano aperti anche alla comunità circostante (asili condominiali, biblioteche, sale musica, spazi per il lavoro, spazi per la residenza temporanea…)

5.   Vivere in cohousing costa meno che vivere in un condominio normale – NE’ VERO, NE’ FALSO

La vita in cohousing è una scelta partecipata. Chi aderisce ad un cohousing, partecipando alla progettazione del proprio habitat, definirà i principi, gli spazi e l’organizzazione del cohousing stesso e di conseguenza decide che livello di autonomia/autorganizzazione gli vorrà dare. Ci sono gruppi che si auto-organizzano, arrivando a fare importanti risparmi, ad esempio sui costi di manutenzione, di portineria, di assistenza a bambini e anziani, di cura dei giardini, di trasposto (mai sentito parlare di car-sharing e car pooling?), di spesa per l’alimentazione ed altri prodotti di consumo (costituendosi in Gruppi di Acquisto Solidale) e gruppi che preferiscono demandare all’esterno parte di queste attività, risparmiando comunque su certi costi e ottimizzando le spese (una baby sitter o personale per le pulizie per tutti è certamente un costo sostenibile a differenza della spesa singola). Si può certamente affermare che in cohousing, con spese condominiali paragonabili a quelle normali, si riescono come minimo ad avere più servizi e meglio organizzati.

6.    In cohousing il costruttore / investitore si deve adattare tout court alle richieste dei cohouser – NON MOLTO PERCHE’…

Ci sono due livelli di limiti imprescindibili. Il primo livello è di tipo progettuale / tecnico. Ci sono sempre vincoli architettonici, impiantistici, normativi dettati dai regolamenti, dalla progettazione ecc che risultano imprescindibili. Questo è spontaneamente comprensibile a tutti. Poi ci sono dei vincoli di tipo economico/finanziario che guidano un’operazione. Per farla breve, il conto economico deve stare in piedi. Per tutti questi motivi è irrazionale pensare che qualcuno possa regalare gli spazi comuni o ancor più svendere gli immobili “sottocosto”. Ciò che si riesce a fare è pagare il giusto, accorciare i tempi (rendendo di conseguenza meno onerosi i finanziamenti), trovare la chiave affinché sia le case private, sia gli spazi comuni diano la massima resa e vengano sfruttati e valorizzati al meglio.

  Ma se nessuno mi regala niente, dove sta la convenienza o l’opportunità?

Come abbiamo capito, nessun operatore immobiliare regalerà case o spazi costruiti. Anche se si costruisce in cooperativa il costo si paga. La differenza, e quindi l’opportunità, si trova tra la valorizzazione al costo e il valore reale che può avere quel bene. Per fare un esempio, il valore di un computer non è nel mezzo stesso, ma nella possibilità che ci dà di lavorare (o divertirci) in modo più veloce, più efficace, produttivo ecc. Ciò che si riesce a fare grazie ad un cohousing è far costruire degli spazi comuni che le persone utilizzeranno al meglio e che, in tal modo, acquisteranno un valore ben maggiore del costo che hanno avuto. Una stanza per i bambini, ad esempio – pagata per il valore equivalente del terreno, più i materiali, più il lavoro di manodopera per la costruzione, più il costo del capitale che ha finanziato l’operazione, aumentato degli interessi ecc. ecc. – ci sarà costata una certa cifra e tuttavia, se utilizzata da alcune mamme per gestire l’asilo-famiglia condominiale produrrà: valore sociale (bambini che hanno trovato un asilo e mamme che possono lavorare), valore in sé, perché attraverso le rette si potrà pagare un affitto, lavoro e remunerazione per le mamme che lo gestiscono, valore intrinseco per il bene stesso perché la stanza verrà valorizzata, curata e resa vivibile. Se solo proviamo a pensare a tutta questa catena tenuta insieme dall’eticità (cioè dalla profittabilità sostenibile) di ognuno di questi passaggi, arriveremo alla fine anche a vedere possibile anche una retta sostenibile per le famiglie, in primis quelle che vivono in cohousing, che godranno anche di un servizio di cui si fidano. Provate a fare lo stesso ragionamento con una piccola palestra, un centro per lo studio/il lavoro/la creatività, uno studio medico/casa della salute ecc.

(continua…)

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