3 buone ragioni per il cohousing

7.      Il vantaggio di un cohousing è anche che potrò partecipare alle scelte progettuali che mi riguardano –VERO

La peculiarità dei cohousing è che la loro identità viene influenzata dai futuri abitanti, i quali partecipano ad un percorso di progettazione partecipata (condotta da psicologi, sociologi ed architetti) che li porterà a definire la loro visione comune (l’identità di quel cohousing) e, di conseguenza, il tipo di spazi comuni, la loro configurazione, il tipo di servizi a disposizione di tutti e la loro organizzazione.

Il percorso di progettazione partecipata comincia con il formarsi del gruppo fondatore (circa il 30% dei futuri abitanti) e prosegue durante la costruzione dell’edificio (o la ristrutturazione), di pari passo con le fasi operative di cantierizzazione. Coloro che partecipano fin dall’inizio hanno il privilegio di conformare il proprio cohousing fin dalla sua nascita, determinandone l’identità, a “loro immagine e somiglianza”. Coloro che aderiscono più tardi, accetteranno ciò che è stato precedentemente determinato dagli altri (che sono sempre scelte di assoluto buon senso), saranno accolti, informati e coinvolti nella progressione del gruppo di lavoro che, grazie all’accompagnamento di facilitatori esperti, affinerà la capacità di collaborare, di rapportarsi agli altri, di gestire le criticità e di diventare davvero comunità (la capacità di vivere un buon vicinato infatti è soprattutto frutto di esperienza e di apprendimento).

8.      Costruire un edificio in cohousing non è diverso dal costruire un edificio tradizionali e i costi sono simili. Sono fondamentali le competenze tecniche, economiche e finanziare.  – VERO

In Italia, in particolare è così. Un’area su cui edificare o un immobile da ristrutturare comportano movimenti finanziari importanti. Il processo che porta a costruire implica un progetto (e quindi dei progettisti), un iter burocratico, degli oneri da pagare, un’impresa che costruisca ecc… Se escludiamo gli interventi di natura pubblica o di Social Housing, pensare che realizzare un cohousing sia economicamente diverso dal realizzare un’abitazione tradizionale è del tutto fuorviante. Ciò che si riesce a fare, se si parte con un gruppo cospicuo di persone disposte ad acquistare, è costituirsi ad esempio in cooperativa e realizzare quindi prodotti molto qualitativi (in termini di classificazione energetica, qualità costruttiva, qualità impiantistica, etica del lavoro, rispetto dell’ambiente ecc.), evitando di pagare il costo dell’investimento di un terzo (il suo margine). Questo però significa che il gruppo che parte deve aver raggiunto un buon numero di adesioni (pari almeno al 60% del totale) e che dovrà davvero agire come gruppo d’acquisto, diventando investitore per se stesso. In questo senso il supporto di una società di servizi che sviluppi e segua l’operazione dal punto di vista tecnico, burocratico e amministrativo oltre che legale e finanziario determina, di norma, la differenza tra la riuscita e il fallimento.

9.       Per creare un cohousing non basta essere amici o avere buone intenzioni – VERO

L’esperienza più comune è quella di un gruppo di amici che decidono di fare una vacanza insieme. Il 90% delle volte è un disastro. Invece, di solito, le persone che si incontrano in vacanza, dei perfetti sconosciuti, diventano spesso buoni amici. La differenza è che l’amicizia ha alla base alcuni momenti di condivisione in luoghi/tempi specifici, mentre la vacanza ha alla base la scelta di un’esperienza che diventa terreno comune per un buon rapporto. Il cohousing funziona, in senso più ampio, allo stesso modo. Non è importante essere amici, ma condividere la stessa idea di stile di vita, il desiderio di condividere qualcosa e la convinzione che questo torni utile e piacevole un po’ per tutti. Quasi straordinariamente (ma in verità è normale), coloro che partecipano ad un percorso di progettazione partecipata, scoprono nei loro futuri vicini di casa persone molto più simili a loro di quanto si fossero immaginati, semplicemente perché accomunate dalla convinzione che il cohousing è un’opportunità da vivere.

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