L’arte, che impresa!

Quando, all’indomani della chiusura degli stati generali dell’arte milanese presso le Officine Creative Ansaldo, auspicavamo che la creatività milanese uscisse dal suo dorato isolazionismo, fatto di happening e happy hour, lo spirito non era quello di chi intendeva fare la ramanzina ai mangiapane a tradimento. Anzi.

L’appello era, piuttosto, a mettere nella cassetta degli attrezzi anche quel poco di sano pragmatismo necessario per tradurre in azione l’ispirazione. Che poi significa, in buona sostanza, riscoprirsi, prima ancora che artisti, artigiani.

Perché Il connubio felice tra creatività e produzione non si realizza, infatti, in un generico mondo iperuranio dove gli artisti sono pagati per fare gli artisti. Si realizza se esiste un ambiente favorevole al moltiplicarsi di esempi e opportunità in cui questo modello esiste e funziona già.

Come nel caso di Miroglio, azienda leader del tessile made in Italy presente in 36 Paesi del mondo, che per lanciare una nuova serie di tessuti si è avvalsa della collaborazione di tre artisti (Stefano Arienti, Massimo Caccia e Maggie Cardelùs) che hanno lavorato gomito a gomito con i designer del Centro Stile dello stabilimento di Alba.

Ne è nato un progetto, “Metri d’arte” e soprattutto una collezione di 21 diversi filati per la prossima primavera/estate. Per dimostrare che non è peccato pensare che persino l’arte, a volte, può essere un business.     

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