Milano capitale delle start up! Parte 1

Lo scorso 26 giugno alla Camera di Commercio si è parlato e si è fatto parlare di una “Milano capitale delle start up“.

Perché questa visione?

Perché Milano è una città ricca di soggetti, attori e agenzie che si occupano dello sviluppo di giovani imprenditori e piccole, micro e medie imprese:’ un ecosistema molto variegato che ha espresso negli ultimi mesi un’estrema vivacità, portando all’ordine del giorno la volontà di coordinare le azioni dei singoli ed esprimere un modello “Milano” di sviluppo.

Durante l’incontro di martedì 26 giugno abbiamo scritto “alla lavagna” le istanze degli attori della filiera, così da impostare un’agenda locale di azioni e riforme che agevolino e supportino il fare impresa. Proprio nel momento in cui ci si appresta a disegnare, a livello governativo, il quadro delle politiche per lo sviluppo e la crescita.

E sono tutte istanze “niente forma, tutta sostanza” a cui la Camera di Commercio vuole dare voce, in quanto integratore di sistemi e piattaforma istituzionale per il tessuto delle imprese milanesi.

Per dare un’idea, ecco ciò che conta agli occhi degli startuppari milanofili:

  • Creare un ecosistema Italia per un ecosistema Milano
  • Capire “where’s the movement” e mettersi al passo
  • Chiamare i giovani a raccolta: fare impresa è alla loro portata, se si garantiscono i servizi necessari
  • Creare un luogo iconico “Infrastruttura Milano” dotato di reti tecnologiche e banda larga (sul modello “Google Campus”)
  • Puntare sui distretti creativi
  • Realizzare una piattaforma/ambiente virtuale di riferimento contro la dispersione delle informazioni
  • Puntare sulla conoscenza dell’inglese e sull’apertura internazionale (“Startupstreet”),  immaginando anche una piattaforma per scambi internazionali (“Erasmus Startup”)
  • Prendere spunti dalle esperienze all’estero: ad esempio, Gran Bretagna, Stati Uniti (vedasi il successo di  http://ideavillage.org) e Israele
  • Incoraggiare un ruolo neutro delle istituzioni, in particolare per la creazione di un clima di “serendipity” per fare impresa. Ad esempio: contribuire alla riqualificazione delle zone periferiche dove sorgono gli incubatori(occasione imperdibile per rilanciare zone al momento depresse); servirsi dei privati per la gestione di eventuali fondi a disposizione (e comunque nessun fondo a pioggia o fondo perduto, per evitare di drogare il sistema e di inibire la produzione di valore, posti di lavoro, vantaggi per il territorio); supportare le azioni con campagne di comunicazione sia verso il mercato domestico sia verso l’estero (con l’obiettivodi finire “almeno” sulla prima pagina del Financial Times!)
  • Poter contare su una trasversalità politica assoluta: sinistra e destra devono essere presenti equamente e con efficacia e non per semplice visibilità o ritorno elettorale
  • Integrare il sistema delle start up con le università e avviare Phd School in scienze applicate con programma di seed grant collegato 
  • Fare di Milano una Tax Free Area
  • Pensare a “Job in startup” as a cool option
  • Definire metodologie condivise per la redazione dei feasibility study e dei business plan dei progetti imprenditoriali delle startup, in modo da facilitare l’incontro tra soggetti investitori e progetti proposti
  • Erogare voucher per l’accesso ai servizi di incubazione (soprattutto soft incubation), coworking e formazione, possibilmente in luoghi già esistenti allo scopo
  • Semplificare i bandi pubblici e pensarne di nuovi per il rientro dei cervelli
  • Intercettare finanziamenti europei
  • Depenalizzare il fallimento e riformare il diritto societario
  • Prevedere agevolazioni fiscali per Business Angel e Venture Capitalist come per chi investe nella ricerca. Una proposta concreta viene per le agevolazioni lato investitori: detrazione fiscale pari al 75% degli investimenti effettuati da portare in dichiarazione se l’azienda fattura fino a 5 miliardi, pari al massimo al 10% annuo della propria dichiarazione dei redditi (così facendo si premia chi paga le tasse e si lega l’ammontare al proprio reddito ponendo anche un parametro di controllo)
  • Evitare sovvenzioni (gli investimenti early stage possono rendere solo nel lungo termine) e impostare un’azione efficace ed immediata per incentivare gli investitori a superare l’attrito di primo distacco
  • Sviluppare una Venture Filantrophy a copertura dei costi di startup di imprese sociali, mentre i Venture Capitalist investono quando l’idea è testata e funzionante
  • Definire norme sul crowdfunding
  • Creare uno steering board indipendente per supportare e facilitare l’adozione di azioni sinergiche ed efficaci tra tutti gli attori in gioco, qualificati attraverso il bollino “Milano-Start-Up”

Sono solo alcune delle proposte che abbiamo raccolto e sistematizzato per offrire queste vedute al Ministero dello Sviluppo Economico alle prese con il Decreto.

To be continued… ma nel frattempo Guarda il video!

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