Milano capitale delle start up! Parte 2

 

A seguito dell’incontro del 26 giugno scorso, di cui abbiamo già avuto modo di parlare, il team che in Camera di Commercio sta lavorando per “Milano capitale delle start up”  ha raccolto le suggestioni degli startuppari milanofili. Così:

Punto 1. Le risorse necessarie

  • Spazi di lavoro, condivisi, dotati di infrastrutture di massima qualità, in luoghi a vocazione terziaria, senza recupero forzato di immobili solo perché disponibili.
  • Competenze, da generarsi attraverso il raccordo con le Università e istituendo una formazione imprenditoriale, distribuita su un marketplace in cui confluiscano e si appianino anche le preoccupazioni dei neolaureati rispetto all’affidabilità e la stabilità delle start-up, così da renderle un datore di lavoro attrattivo.
  • Connettività e superamento diffuso del digital divide, richiamando l’attenzione dell’Autorità TLC ai livelli di servizio e alla contrattualistica dei provider, business e consumer.
  • Accessibilità dei dati e delle informazioni, attraverso open source e open data estesi a tutti gli ambiti possibili, a partire delle amministrazioni ed aziende pubbliche.

Punto 2. Amministrazione e Fisco

  • Forme societarie adeguate, semplici da costituire e appetibili per investitori esteri (miniSpA, Srl Semplificata).
  • Tax Free Zone, su base territoriale, eventualmente da ottenersi a fronte di impegni o risultati specifici.
  • Ampliamento delle riduzioni d’imposta sul reddito, in casi non coperti da perdite iniziali.
  • Revisione della legge fallimentare, per rimuovere le conseguenze personali dei fallimenti, tenuto conto che le start up sono esperimenti e pertanto meritano un trattamento diverso rispetto alle aziende tradizionali.
  • Contratti di lavoro e forme retributive specifiche (che subordinino, ad esempio, il trattamento economico del dipendente alla compartecipazione ai risultati aziendali), in particolare prevedendo agevolazioni contributive per dipendenti nel periodo iniziale.

Punto 3. Mercati di riferimento

  • Non solo digitale, ma anche settori tradizionali e innovativi non-digital: agroalimentare, biotecnologie, ebergie rinnovabili.
  • Liberalizzazioni (ad esempio per i trasporti locali, l’industria alberghiera, gli orari dei servizi) e limitazione delle posizioni dominanti.
  • Commesse pubbliche a start up finalizzate, per innovare radicalmente prodotti, servizi e processi della pubblica amministrazione.
  • Strumenti a garanzia dei tempi e della solvibilità per i pagamenti, soprattutto per i soggetti finanziariamente più deboli.

Punto 4. Relazioni di business

  • Modello “Milano Valley”, per diffondere la cultura digitale e della startup nei settori tradizionali usando i sistemi territoriali.
  • Internazionalizzazione, con il supporto da delle istituzioni, il potenziamento dei corsi universitari in lingua, l’istituzione di una cabina di regia europea per favorire lo  scambio e l’allineamento di risorse.
  • Fattori locali qualificanti  come catalizzatori dell’innovazione: ad esempio, Expo Milano 2015.
  • Apporto di management esperto per il supporto delle start-up, necessario a trasferire i modelli innovativi nelle filiere tradizionali, per valorizzare i fattori distintivi italiani (design, moda, gastronomia) e per rafforzare il legame con gli investitori.

Punto 5. Finanza

  • Consolidamento dei fondi pubblici esistenti, resi disponibili a fronte di investimenti privati equivalenti in SGR dedicate, senza intervento pubblico nella gestione dei fondi e con limitazione del ritorno del capitale pubblico.
  • Costituzione di “mini SGR”, semplificate rispetto alle attuali e qualificate da management esperto, necessarie a raccogliere capitali in frazioni limitate – fino al crowdfunding – ad ampliare la condivisione del rischio su numerose iniziative e a ricevere investimenti indiretti da parte di fondi anche pubblici.
  • Agevolare la fiscalità degli investimenti con la parziale detassazione e la compensazione delle perdite.

E di nuovo: non sono che alcuni degli spunti emersi e raccolti per supportare il lavoro del Ministro alle prese con il Decreto di Sviluppo.

Guarda il video!

Ora, visto che – come per la patente di guida – dopo la teoria viene la pratica, se qualcuno ci vuole raccontare la sua storia di startupper, è il benvenuto!

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One response to this post.

  1. Posted by Riccardo Hofmann on 31 luglio 2012 at 4:54 PM

    Bravi!!

    Rispondi

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