Archive for the ‘Ambiente’ Category

Il caro prezzo dei bagordi notturni

Le nostre notti di movida, si sa, costano care alla nostra città. E allora: come ridurre i costi dell’industria del divertimento e renderla tanto piacevole quanto sostenibile?

Ecco alcuni spunti.

Il primo passo può essere partire dall’illuminazione: ridurre il dispendio energetico tramite l’uso di soluzioni a basso consumo. Si potrebbe pensare anche a cocktail e bevande serviti in bicchieri che, grazie ad un servizio di raccolta differenziata, vengano smaltiti con i rifiuti organici. Inoltre, tutto quello scorrere d’acqua dei rubinetti si potrebbe ridurre del 50 per cento grazie a dei riduttori di flusso. E poi, l’uso di biciclette e mezzi pubblici per raggiungere i locali. In aggiunta, nei casi ancora più radicali, inserire dei pannelli termici e fotovoltaici come ad esempio è stato fatto al circolo Arci Fuori orario di Reggio Emilia.

Utopia? Forse sì, ma la direzione giusta da seguire per rendere “sostenibile il divertimento” è proprio questa.

Arriva a questo proposito il progetto Green Night, promosso dal Centro Antartide di Bologna, che coinvolge i locali notturni presso i quali promuovere stili di vita più sani e sostenibili coniugando interventi tecnici con azioni di comunicazione.

Un caso concreto di successo proviene dalla terra dei tulipani, l’Olanda. Al Watt Club di Rotterdam l’acqua piovana viene raccolta e utilizzata nei bagni e l’energia del locale è alimentata da fonti rinnovabili, tra cui quella prodotta proprio da chi si sta divertendo: la pista da ballo è in grado di accumulare energia cinetica, e ballando si soddisfa il fabbisogno energetico del locale. Il sogno può diventare realtà…  ma lo si vuole davvero?

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Il verde che avanza: la crescita silenziosa degli orti in città

Chi avrebbe mai immaginato che, varcata la soglia del terzo millennio, nella capitale italiana del terziario avanzato, dei servizi immateriali e della finanza moderna ci sarebbe stato ancora spazio (fisico, economico e sociale) per la micro-economia agraria? Eppure, una delle tante sorprese che la proteiforme Milano riserva ai suoi osservatori è la costante espansione del fenomeno degli orti urbani.

Milano è stata tra le prime città in Italia a sposare la causa degli orti diffusi, piccoli appezzamenti di verde sottratti alla cementificazione selvaggia in cui riscoprire la dimensione naturalistica del vivere la metropoli e dove coltivare (è proprio il caso di dirlo) su piccola scala i valori salutistici della qualità alimentare e quelli ecologici della filiera corta e dell’agricoltura di prossimità. 

Oltre che a riempire interstizi urbani potenzialmente esposti all’incuria e al degrado, la crescente diffusione di questo modello di reimpiego di aree verdi sottoutilizzate impatta in misura positiva su diversi aspetti del vivere civile, dal risparmio concreto sulla spesa per i consumi alimentari delle famiglie, al rilievo sociale insito nella sollecitazione alla vecchiaia attiva degli anziani o nell’integrazione produttiva di inoccupati e disadattati. Senza trascurare, poi, lo stimolo allo sviluppo di nuova imprenditorialità: esemplare, a tal proposito, è il caso di Claudio Cristofani, architetto e gestore di un sistema di 130 orti in via Chiodi, dove per 360 euro all’anno si possono affittare 75 mq di terreno recintato da mettere a coltura secondo le proprie preferenze (nel canone di locazione è compreso anche il costo dell’acqua irrigua di falda).

Un progetto, questo, destinato a non rimanere isolato, e non solo perché Cristofani ha in animo di replicare il fortunato paradigma anche in zona Lambrate; la proposta è infatti quella di inserire nei Piani Regolatori delle diverse zone della Milano che verrà alcune aree di verde privato da destinare a veri e propri consorzi di proprietari di orti-giardini ben regolamentati e gestiti. Il futuro dell’economia milanese non è mai stato così green.        

Ri-cordati di ri-ciclare

Che la spazzatura non andasse semplicemente buttata in discarica o bruciata, che tutti gli scarti derivati dal nostro consumo sfrenato non dovessero essere sotterrati, o peggio, lo sappiamo da tempo. Il riciclo, cioè il riuso delle materie prime nell’epoca dei prodotti “usa e getta”, sembra però ancora una grossa utopia. Forse perché, nella partita dello sviluppo sostenibile, è una delle scommesse più sfidanti, insieme al recupero energetico. 

CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), fra tutti i Consorzi europei, assicura il raggiungimento degli obiettivi di recupero e riciclo degli imballaggi ai minori costi economici e con i maggiori benefici ambientali per le imprese e i cittadini. Un settore, quello degli imballaggi, dove questo significa conciliare il ruolo prezioso e insostituibile degli stessi – un ruolo che cresce quanto più l’economia evolve e si globalizza – con la necessità e la scelta di non distruggere e non sprecare risorse ambientali fondamentali.

Ma CONAI agisce anche nell’ottica di educare cittadini ed imprese al riutilizzo dei materiali d’uso comune per ottenere risultati significativi da subito. La raccolta differenziata, infatti, è un piccolo gesto che porta a grandi risultati: sapevate che con 27 bottiglie di plastica è possibile realizzare un pile?

Oltre agli ottimi risultati già raggiunti da CONAI, le prospettive future, orientate all’educazione e al beneficio immediato sull’ambiente, fanno ben sperare. Tra queste sono previste una maggiore raccolta al centro sud, una collaborazione con le attività commerciali ed artigiane per circuiti di raccolta dedicati e una razionalizzazione dei modelli e dei sistemi di raccolta.

In chiave di informazione e educazione all’ambiente, anche la Camera di Commercio di Milano fa la sua parte, proponendo, tra le altre cose, alcuni filmati dedicati.

Per saperne di più:

http://www.youimpresa.it/community/i-vostri-video/ecologia-e-ambiente

 

Le vostre risposte al sondaggio “DiCCi la tua. Area C, la C sta per…”

Qualche tempo fa abbiamo lanciato sul blog il sondaggio “DiCCi la tua. Area C, la C sta per…”.

Ecco i risultati.

– “Vitamina C per la salute contro l’inquinamento” si piazza al primo posto, con il 31% dei voti.

– Al secondo posto troviamo “Civismo”, che si guadagna il 22% delle vostre risposte.

– Al penultimo posto il riferimento al carico economico del provvedimento, “Cinque euro, ma quanto mi Costi?”, a cui danno peso solo il 14% dei nostri lettori.

Pochi, invece, quelli che pensano “A che cavolo serve?”, con un esiguo 10% dei voti.

Segno che, in fondo, l’Area C riscuote più successi che critiche, almeno per chi bazzica nel mondo dei blog e dei sondaggi in rete.

E poi, c’è un importante 24% di lettori che hanno scelto di lasciarci altre considerazioni sulla tanto discussa introduzione della Congestion Charge. Di seguito alcuni degli spunti che avete deciso di segnalarci:

La C sta per:

“Cambiamento di mentalità”

“Chi ben CominCia è a metà dell’opera”

 “C come Centro, C come Congestion”

“A noi C piaCe”

“Piste CiClabili”

“C deCidiamo a Costruire infrastrutture per la mobilità sostenibile?!?”

“Meno traffiCo sotto Casa!”

“Più disagi per i residenti fuori dall’are C”

“Ci sto!”

E allora… Continuate a starCi!

Gli autobus a buccia di banana

E’ davvero così difficile capire che reinventare la materia invece che esserne soffocati è la via da seguire?

Buccia di banana, fondi di caffè e altri scarti alimentari fanno il pieno ai bus di Oslo. Nella capitale norvegese i rifiuti alimentari vanno a finire direttamente nel serbatoio dei mezzi pubblici. O meglio, non proprio direttamente. Ad oggi sono già 65 i bus in circolazione riforniti con metano ottenuto dai fanghi dell’impianto di trattamento delle acque grigia municipali. L’amministrazione comunale ora intende ampliare l’offerta, realizzando una nuova centrale di produzione, a partire proprio dai rifiuti alimentari. Ogni anno la città potrebbe fornire circa 50mila tonnellate di “umido” da cui ricavare biocarburante per 135 bus e biofertilizzante sufficiente per 100 aziende agricole locali di medie dimensioni. Risparmiando in emissioni nocive e in costi per il carburante.

L’alimentazione a biogas ridurrà le emissioni dai trasporti pubblici, il che significa meno particolato e quindi una migliore qualità dell’aria a Oslo. Il biogas non solo aiuterà a migliorare la qualità dell’aria, ma anche a risparmiare qualcosa alle tasche cittadine. Il nuovo impianto dovrebbe infatti produrre l’energia equivalente a 4 milioni di litri di carburante diesel.

Da qualche anno a questa parte , università e aziende si stanno concentrando sul recupero degli scarti alimentari per risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti, trasformando questi ultimi in materia prime, come carte, carburante, bioplastiche. Affacciandoci alla finestra d’Europa notiamo dunque nuove prospettive sul tema della gestione degli scarti industriali e dei rifiuti domestici con enormi vantaggi per l’ambiente. Insomma, non è affatto detto che sulle bucce di banana si debba per forza scivolare!

La bici mette il turbo

Sarà questo l’anno che segnerà una svolta epocale nel settore della mobilità elettrica?

Secondo molti esperti la risposta è sì, e i vantaggi potrebbero essere sia funzionali (utilitarie di piccole dimensioni, bassi consumi, economia nella gestione) che tecnologici (soluzione intelligente con alto contenuto tecnologico). Sono molti i Paesi sembrano credere nel futuro dell’auto elettrica, tant’è che son già diversi i governi che hanno deliberato programmi di incentivi per l’acquisto di auto elettriche (Spagna, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti). Per il mese di maggio, la Camera di commercio ha in programma un ciclo di convegni riguardanti la mobilità elettrica con partner di livello internazionale.

Purtroppo, ad oggi l’Italia non brilla ancora a livello europeo in materia di comportamenti virtuosi nell’ambito della sostenibiltà ambientale, il nostro Paese si colloca infatti ai primi posti nella classifica degli Stati con maggior numero di città con scarsa qualità dell’aria.

Ma noi come possiamo contribuire a migliorare la qualità dell’aria a Milano? Come si può iniziare a rendere più facile e sostenibile la mobilità laddove le leggi limitano il traffico in città? Un aiuto può arrivare dalle bici elettriche, o meglio «a pedalata assistita». Due ruote con un motorino, al massimo da 250 Watt, inserito nel mozzo, che con un paio di pedalate entra in funzione in automatico dimezzando la fatica e facendo raggiungere i 25 km/h. E’ necessario poi collegare la batteria al cavetto del caricatore, molto simile a quello dei cellulari e dei tablet, e in 3-4 ore si è pronti per ripartire. La legge non prevede bollo, né assicurazione. E per quel che riguarda  il casco? Non sarebbe obbligatorio, ma è comunque sempre meglio indossarlo.Insomma, un mezzo di trasporto con tanti vantaggi personali e collettivi.

Si moltiplicano così le iniziative dei Comuni, che al noleggio delle tradizionali bici cominciano ad affiancare il bike sharing elettrico. Un sistema automatico di 14 cicloposteggi con 250 bici, di cui una cinquantina elettriche, fornite da Italwin. Un sistema già approvato di BiciinCittà, prevede l’abbonamento attivato con tessera elettronica. La prima mezz’ora è gratuita, la seconda costa 50 centesimi, e così via.

Non dimenticate una catena degna di questo nome, fortemente consigliato un bloster, perché le biciclette, nella nostra città, continuano a far gola a molti. E buone pedalate a pieni polmoni!

Area C. Come Ciclabile

Milano si sta confrontando da ieri (non senza polemiche e difficoltà) con l’introduzione dell’Area C, il primo tentativo di congestion charge di questa portata in Italia.

Boicottate le auto, per i cittadini (per le imprese si aprono altre problematiche) si parla ovviamente  di rafforzamento dei mezzi di trasporto pubblico. Ma, forse sarebbe il caso anche di pensare a rafforzare anche alcuni mezzi di trasporto privato. È il caso della bicipolitana, un sistema integrato di piste ciclabili collegate tra loro in modo da formare una rete di linee, con colori e numeri proprio come una metropolitana di superficie ma in cui le rotaie sono i percorsi e le carrozze sono le biciclette.

Bhe -viene da pensare- l’avranno fatto in qualche evoluto Paese nordico, ad Amsterdam o a Berlino. E invece no, questa volta patria dell’innovativo e interessante progetto è l’italianissimaPesaro, dove la bicipolitana ha già un’estensione di 65 km e permette di muoversi agevolmente dalla periferia della città fino al mare grazie a una segnaletica chiara fatta, come per la metropolitana, di linee colorate e di numeri che consentono anche a chi non conosce la città di muoversi in autonomia sulle 2 ruote e di raggiungere i luoghi di proprio interesse.

La realizzazione del progetto è stata possibile anche perchè la città, come Milano del resto, è pianeggiante. E i pesaresi sembrano apprezzare la nuova rete ciclabile, preferendo sempre più spesso l’uso della bicicletta a quella dell’auto. Forse anche perché ogni pista ciclabile è rialzata, con sede propria e protetta da una serie di cordoli: niente spazi in condivisione con le automobili e andare in bici non diventa uno sport estremo (come in tanti punti di Milano, purtroppo). Vantaggi, insomma, sia per i cittadini, che ci guadagnano in salute e anche in termini economici -non dovendo sborsare un euro per spostarsi- sia per la città, che respira aria più pulita e vede ridursi anche l’inquinamento acustico legato al traffico.

Area C come Ciclabile?

Questo ed altri temi legati alla mobilità urbana saranno discussi in occasione della Mobility Conference 2012 che si terrà a Milano il 6 e 7 febbraio prossimi.