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La giunta che vorrei. Candidature per una repubblica delle idee

repubblica delle idee

Forse per uscire dalle situazioni critiche, più che sui tecnicismi o le grandi manovre, varrebbe la pena provare a puntare con decisione sulla forza delle idee.

Portando al potere, se non proprio la fantasia, almeno la capacità di pensare in maniera alternativa e originale. Quella che dal nulla (o quantomeno dallo scontato) crea qualcosa di straordinario: something from nothing, direbbero oltreoceano.

Ecco perché mi piacerebbe che all’assessorato all’Arredo urbano della mia città sedesse Pao, lo street artist che trasforma in capolavoro persino i cestini dell’immondizia.

Così come vorrei che a presiedere all’Edilizia residenziale fosse Oscar White, uno che attorno al suo rap-denuncia Milano sud-est ha visto nascere un comitato civico che ha ottenuto, dopo numerose battaglie civili, lo sgombero delle white di Rogoredo, gli edifici popolari imbottiti di amianto che negli anni hanno causato il decesso di decine di inquilini, dando loro un alloggio alternativo dignitoso.

Provate a pensare a quanti protagonisti della società civile fanno (per lavoro, per passione o per arte) cose straordinarie che su larga scala potrebbero rivoluzionare (in meglio) la vita di un’intera comunità. Tra poche settimane saremo chiamati a eleggere la nuova amministrazione regionale: è solo un gioco, ma provate a pensare le vostre candidature per le posizioni di governo.

Suggeriteci un possibile assessore alla Salute, allo Sviluppo economico, al Turismo, e motivateci la vostra scelta. A patto che sia una candidatura intelligentemente inaspettata…

Quanto conosci Milano?

Milanese D.O.C. o d’adozione? Pendolare accanito o residente in piazza Duomo? Frequentatore della città solo per shopping e movida o attivo partecipe alla vita meneghina?

In qualsiasi categoria si rientri è possibile testare la propria conoscenza della cultura, dell’arte e della storia di Milano, rispondendo alle dieci velocissime domande del simpatico quiz “IndovinaMi, realizzato dalla Camera di Commercio di Milano.

In pochi istanti riceverai il responso e scoprirai se meriti il titolo di “baùscia” o se devi ancora prendere ripetizioni!

Milano capitale delle start up! Parte 2

 

A seguito dell’incontro del 26 giugno scorso, di cui abbiamo già avuto modo di parlare, il team che in Camera di Commercio sta lavorando per “Milano capitale delle start up”  ha raccolto le suggestioni degli startuppari milanofili. Così:

Punto 1. Le risorse necessarie

  • Spazi di lavoro, condivisi, dotati di infrastrutture di massima qualità, in luoghi a vocazione terziaria, senza recupero forzato di immobili solo perché disponibili.
  • Competenze, da generarsi attraverso il raccordo con le Università e istituendo una formazione imprenditoriale, distribuita su un marketplace in cui confluiscano e si appianino anche le preoccupazioni dei neolaureati rispetto all’affidabilità e la stabilità delle start-up, così da renderle un datore di lavoro attrattivo.
  • Connettività e superamento diffuso del digital divide, richiamando l’attenzione dell’Autorità TLC ai livelli di servizio e alla contrattualistica dei provider, business e consumer.
  • Accessibilità dei dati e delle informazioni, attraverso open source e open data estesi a tutti gli ambiti possibili, a partire delle amministrazioni ed aziende pubbliche.

Punto 2. Amministrazione e Fisco

  • Forme societarie adeguate, semplici da costituire e appetibili per investitori esteri (miniSpA, Srl Semplificata).
  • Tax Free Zone, su base territoriale, eventualmente da ottenersi a fronte di impegni o risultati specifici.
  • Ampliamento delle riduzioni d’imposta sul reddito, in casi non coperti da perdite iniziali.
  • Revisione della legge fallimentare, per rimuovere le conseguenze personali dei fallimenti, tenuto conto che le start up sono esperimenti e pertanto meritano un trattamento diverso rispetto alle aziende tradizionali.
  • Contratti di lavoro e forme retributive specifiche (che subordinino, ad esempio, il trattamento economico del dipendente alla compartecipazione ai risultati aziendali), in particolare prevedendo agevolazioni contributive per dipendenti nel periodo iniziale.

Punto 3. Mercati di riferimento

  • Non solo digitale, ma anche settori tradizionali e innovativi non-digital: agroalimentare, biotecnologie, ebergie rinnovabili.
  • Liberalizzazioni (ad esempio per i trasporti locali, l’industria alberghiera, gli orari dei servizi) e limitazione delle posizioni dominanti.
  • Commesse pubbliche a start up finalizzate, per innovare radicalmente prodotti, servizi e processi della pubblica amministrazione.
  • Strumenti a garanzia dei tempi e della solvibilità per i pagamenti, soprattutto per i soggetti finanziariamente più deboli.

Punto 4. Relazioni di business

  • Modello “Milano Valley”, per diffondere la cultura digitale e della startup nei settori tradizionali usando i sistemi territoriali.
  • Internazionalizzazione, con il supporto da delle istituzioni, il potenziamento dei corsi universitari in lingua, l’istituzione di una cabina di regia europea per favorire lo  scambio e l’allineamento di risorse.
  • Fattori locali qualificanti  come catalizzatori dell’innovazione: ad esempio, Expo Milano 2015.
  • Apporto di management esperto per il supporto delle start-up, necessario a trasferire i modelli innovativi nelle filiere tradizionali, per valorizzare i fattori distintivi italiani (design, moda, gastronomia) e per rafforzare il legame con gli investitori.

Punto 5. Finanza

  • Consolidamento dei fondi pubblici esistenti, resi disponibili a fronte di investimenti privati equivalenti in SGR dedicate, senza intervento pubblico nella gestione dei fondi e con limitazione del ritorno del capitale pubblico.
  • Costituzione di “mini SGR”, semplificate rispetto alle attuali e qualificate da management esperto, necessarie a raccogliere capitali in frazioni limitate – fino al crowdfunding – ad ampliare la condivisione del rischio su numerose iniziative e a ricevere investimenti indiretti da parte di fondi anche pubblici.
  • Agevolare la fiscalità degli investimenti con la parziale detassazione e la compensazione delle perdite.

E di nuovo: non sono che alcuni degli spunti emersi e raccolti per supportare il lavoro del Ministro alle prese con il Decreto di Sviluppo.

Guarda il video!

Ora, visto che – come per la patente di guida – dopo la teoria viene la pratica, se qualcuno ci vuole raccontare la sua storia di startupper, è il benvenuto!

Milano capitale delle start up! Parte 1

Lo scorso 26 giugno alla Camera di Commercio si è parlato e si è fatto parlare di una “Milano capitale delle start up“.

Perché questa visione?

Perché Milano è una città ricca di soggetti, attori e agenzie che si occupano dello sviluppo di giovani imprenditori e piccole, micro e medie imprese:’ un ecosistema molto variegato che ha espresso negli ultimi mesi un’estrema vivacità, portando all’ordine del giorno la volontà di coordinare le azioni dei singoli ed esprimere un modello “Milano” di sviluppo.

Durante l’incontro di martedì 26 giugno abbiamo scritto “alla lavagna” le istanze degli attori della filiera, così da impostare un’agenda locale di azioni e riforme che agevolino e supportino il fare impresa. Proprio nel momento in cui ci si appresta a disegnare, a livello governativo, il quadro delle politiche per lo sviluppo e la crescita.

E sono tutte istanze “niente forma, tutta sostanza” a cui la Camera di Commercio vuole dare voce, in quanto integratore di sistemi e piattaforma istituzionale per il tessuto delle imprese milanesi.

Per dare un’idea, ecco ciò che conta agli occhi degli startuppari milanofili:

  • Creare un ecosistema Italia per un ecosistema Milano
  • Capire “where’s the movement” e mettersi al passo
  • Chiamare i giovani a raccolta: fare impresa è alla loro portata, se si garantiscono i servizi necessari
  • Creare un luogo iconico “Infrastruttura Milano” dotato di reti tecnologiche e banda larga (sul modello “Google Campus”)
  • Puntare sui distretti creativi
  • Realizzare una piattaforma/ambiente virtuale di riferimento contro la dispersione delle informazioni
  • Puntare sulla conoscenza dell’inglese e sull’apertura internazionale (“Startupstreet”),  immaginando anche una piattaforma per scambi internazionali (“Erasmus Startup”)
  • Prendere spunti dalle esperienze all’estero: ad esempio, Gran Bretagna, Stati Uniti (vedasi il successo di  http://ideavillage.org) e Israele
  • Incoraggiare un ruolo neutro delle istituzioni, in particolare per la creazione di un clima di “serendipity” per fare impresa. Ad esempio: contribuire alla riqualificazione delle zone periferiche dove sorgono gli incubatori(occasione imperdibile per rilanciare zone al momento depresse); servirsi dei privati per la gestione di eventuali fondi a disposizione (e comunque nessun fondo a pioggia o fondo perduto, per evitare di drogare il sistema e di inibire la produzione di valore, posti di lavoro, vantaggi per il territorio); supportare le azioni con campagne di comunicazione sia verso il mercato domestico sia verso l’estero (con l’obiettivodi finire “almeno” sulla prima pagina del Financial Times!)
  • Poter contare su una trasversalità politica assoluta: sinistra e destra devono essere presenti equamente e con efficacia e non per semplice visibilità o ritorno elettorale
  • Integrare il sistema delle start up con le università e avviare Phd School in scienze applicate con programma di seed grant collegato 
  • Fare di Milano una Tax Free Area
  • Pensare a “Job in startup” as a cool option
  • Definire metodologie condivise per la redazione dei feasibility study e dei business plan dei progetti imprenditoriali delle startup, in modo da facilitare l’incontro tra soggetti investitori e progetti proposti
  • Erogare voucher per l’accesso ai servizi di incubazione (soprattutto soft incubation), coworking e formazione, possibilmente in luoghi già esistenti allo scopo
  • Semplificare i bandi pubblici e pensarne di nuovi per il rientro dei cervelli
  • Intercettare finanziamenti europei
  • Depenalizzare il fallimento e riformare il diritto societario
  • Prevedere agevolazioni fiscali per Business Angel e Venture Capitalist come per chi investe nella ricerca. Una proposta concreta viene per le agevolazioni lato investitori: detrazione fiscale pari al 75% degli investimenti effettuati da portare in dichiarazione se l’azienda fattura fino a 5 miliardi, pari al massimo al 10% annuo della propria dichiarazione dei redditi (così facendo si premia chi paga le tasse e si lega l’ammontare al proprio reddito ponendo anche un parametro di controllo)
  • Evitare sovvenzioni (gli investimenti early stage possono rendere solo nel lungo termine) e impostare un’azione efficace ed immediata per incentivare gli investitori a superare l’attrito di primo distacco
  • Sviluppare una Venture Filantrophy a copertura dei costi di startup di imprese sociali, mentre i Venture Capitalist investono quando l’idea è testata e funzionante
  • Definire norme sul crowdfunding
  • Creare uno steering board indipendente per supportare e facilitare l’adozione di azioni sinergiche ed efficaci tra tutti gli attori in gioco, qualificati attraverso il bollino “Milano-Start-Up”

Sono solo alcune delle proposte che abbiamo raccolto e sistematizzato per offrire queste vedute al Ministero dello Sviluppo Economico alle prese con il Decreto.

To be continued… ma nel frattempo Guarda il video!

Le vostre risposte al sondaggio “DiCCi la tua. Area C, la C sta per…”

Qualche tempo fa abbiamo lanciato sul blog il sondaggio “DiCCi la tua. Area C, la C sta per…”.

Ecco i risultati.

– “Vitamina C per la salute contro l’inquinamento” si piazza al primo posto, con il 31% dei voti.

– Al secondo posto troviamo “Civismo”, che si guadagna il 22% delle vostre risposte.

– Al penultimo posto il riferimento al carico economico del provvedimento, “Cinque euro, ma quanto mi Costi?”, a cui danno peso solo il 14% dei nostri lettori.

Pochi, invece, quelli che pensano “A che cavolo serve?”, con un esiguo 10% dei voti.

Segno che, in fondo, l’Area C riscuote più successi che critiche, almeno per chi bazzica nel mondo dei blog e dei sondaggi in rete.

E poi, c’è un importante 24% di lettori che hanno scelto di lasciarci altre considerazioni sulla tanto discussa introduzione della Congestion Charge. Di seguito alcuni degli spunti che avete deciso di segnalarci:

La C sta per:

“Cambiamento di mentalità”

“Chi ben CominCia è a metà dell’opera”

 “C come Centro, C come Congestion”

“A noi C piaCe”

“Piste CiClabili”

“C deCidiamo a Costruire infrastrutture per la mobilità sostenibile?!?”

“Meno traffiCo sotto Casa!”

“Più disagi per i residenti fuori dall’are C”

“Ci sto!”

E allora… Continuate a starCi!

Un’idea soltanto un’idea…9

Sulle vetrine di parecchi negozi di Milano in queste settimane è stato appeso un foglio A4 con la scritta “L’Area C danneggia il lavoro di tutti”.

 Ho cominciato a lavorare il 15 luglio 2002, da allora ho cambiato 4 lavori, diverse sedi, diverse zone di Milano. Vado al supermercato, vado in edicola, vado in libreria, vado fuori a cena, vado al cinema, vado in giro insomma. Abito a sud, la metropolitana più vicina ce l’ho a una ventina di minuti a piedi.

 Ho preso la patente il 4 dicembre del 2000. Quando, dieci anni dopo, sono andato a rinnovarla mi son reso conto che quel 4 dicembre 2000 è stata anche l’ultima volta che ho guidato in vita mia, piccolo record che persiste ancora oggi, 9 marzo 2012.

 Ho una bicicletta molto bella, me l’hanno rubata che era ancora nuova, l’ho ritrovata due giorni dopo legata a un palo dall’altra parte di Milano, uno di quei casi che hanno dell’incredibile, mi sono messo lì ad aspettare che arrivasse il tizio che se ne era appropriato, gli ho chiesto se me la restituiva, m’ha detto: “Sì.”

 Da qualche anno soffro di allergia, mi dicono che una delle cause è l’inquinamento, lo stesso inquinamento causa di parecchie altre situazioni non gradevoli.

 Leggendo quel cartello ho pensato a queste cose, i lavori che ho fatto, i posti dove vado, la mia patente inutilizzata, la mia bicicletta, l’allergia, e non solo, e ho finito per chiedermi:

 L’Area C?

Danneggia?

Il lavoro?

Di tutti?

Ma di che cosa stanno parlando?

Federico Baccomo (scrittore)

La rete “rimbalza” l’AreaC

Quanto C piace AreaC?

L’AreaC continua a piacere (o a non piacere) ai milanesi? Oppure, e con il passare del tempo, c’è stato un qualche cambiamento a riguardo? Cosa c’è da tenere e cosa eventualmente da modificare? A quasi due mesi di distanza dall’avvio di AreaC, VfB è tornato a sondare le opinioni dei milanesi per fare il punto della situazione. A tale scopo, abbiamo analizzato quasi 2,500 commenti postati dall’area di Milano su Twitter nel corso della prima settimana di marzo. I risultati? Si registra un calo di consensi per l’AreaC. Per la prima volta il sostegno al provvedimento scende infatti sotto la soglia del 50%. Un trend negativo che è da ricondurre soprattutto alla percezione di una sua scarsa efficacia nel combattere l’inquinamento (-14% in 2 mesi i convinti della sua utilità a riguardo), al rischio di ghettizzare la città e ai danni per chi lavora. Apprezzata invece dal 13,3% la nuova modalità di pagamento semplificato attraverso il telepass, mentre il 5,9% (+5% in 2 mesi) vorrebbe più mezzi pubblici. Chi non sembra al momento soffrire del cambiamento di atteggiamenti dei milanesi verso l’Area C è il sindaco Pisapia, che raccoglie il 50,6% di giudizi favorevoli, in decisa crescita rispetto alla rilevazione di fine novembre 2011.

C come… Calo di consensi

Rispetto alle precedenti indagini svolte da VfB nella prima settimana dopo l’entrata in vigore di AreaC, si registra una inversione di tendenza tra le opinioni dei milanesi: la maggioranza dei milanesi (50,5%) appare infatti scontenta del provvedimento, ed il 45,8% lo boccia addirittura senza appello. Cala sensibilmente la quota di chi è favorevole (3,5%) o molto favorevole (38,9%), con una contrazione complessiva del 31% rispetto a due mesi fa. Se è vero quindi che in un primo momento i milanesi avevano accolto AreaC con favore, ora il trend sembra essere parzialmente cambiato, come confermato anche dai dati di un sondaggio coesis realizzato a fine febbraio che mostra risultati in linea con la nostra analisi.

C... come calo (63% dei post)

C… come calo (63% dei post)

AreaC: cosa piace e cosa no

Cambia sensibilmente anche il giudizio di contenuto dei milanesi sull’AreaC. Scende ad esempio al 19,3% la percentuale di chi crede che AreaC stia funzionando (“Sto guardando i primi dati su AreaC :) I miei complimenti :) ”) e sia quindi utile per combattere l’inquinamento (due mesi fa erano il 33,9%) mentre diminuiscono anche coloro secondo cui AreaC renda Milano più moderna (dodici punti in meno, dal 20,9% all’8,9%). Al contrario il 13% (dato in leggero aumento rispetto alla precedente indagine) ritiene che non funzioni e si stia rivelando una scelta poco efficace: “Altissimo l’inquinamento a Milano nonostante areac”. Cresce sensibilmente anche la quota di chi crede che AreaC stia ghettizzando la città (13,7%): “No ma bella l’area C. Che se uno per una volta vuole cenare prima delle 9 non può”. In aumento anche coloro secondo cui AreaC danneggia chi lavora (12,3%). Leggendo i commenti troviamo chi sostiene che “L’Area C sta distruggendo il lavoro di tutti” , danneggiando in particolare i commercianti: “Secondo me la contrazione dei consumi non è dovuta alla crisi economica, ma ad area C…”. Un ulteriore 13,5% crede che il progetto vada ripensato, mentre il 5,9% (+5% in due mesi), pur essendo favorevole al provvedimento, invoca maggiori investimenti per potenziare i mezzi pubblici. Guardando alle novità degli ultimi giorni, i milanesi sembrano apprezzare (13,3%) le nuove modalità di pagamento semplificato attraverso il telepass: “ecco fatto, targa e Telepass collegati ad AreaC per il pagamento automatico in caso di passaggio. Facile, veloce, comodo”. Si sottolinea che “l’accordo Telepass per pagare gli ingressi in Area C a Milano forse era ovvio, ma molte altre cose tecnologicamente ovvie non accadono”.