Archive for the ‘Reti digitali’ Category

Sulle tracce del Guru

Dal termine sanscrito Guru, “colui che illumina”, nasce il progetto di Meet the Media Guru, un programma di incontri con i protagonisti internazionali della cultura digitale e dell’innovazione destinato al mondo professionale e al largo pubblico.

Perché la conoscenza è contagiosa e da sempre è parte integrante della storia dell’umanità. Senza il collegamento di idee, di utopie, di innovazioni, nessun progresso sarebbe mai stato possibile. Il tempo in cui viviamo ha accelerato tutto questo in maniera esponenziale. La cultura digitale ha favorito la diffusione della conoscenza, ha arricchito la società con nuove prospettive, ha creato una nuova pagina di storia dell’umanità e ne ha spiegato ancor meglio la sua evoluzione.

Nel mondo digitale ci sono pionieri e ci sono osservatori. Entrambi sono attori protagonisti di questa cultura che favorisce la diffusione capillare della conoscenza. E Meet the Media Guru è uno spazio di diffusione di questa cultura, è il posto dove utopie, conoscenze, idee e pensieri si incontrano, si intersecano, si sovrappongono, si svelano. A Meet the Media Guru ogni idea è una speranza e ogni pensiero è un’ispirazione, sempre con la convinzione che il nostro futuro possa essere il frutto di un presente migliore.

Si è svolta il 29 maggio, al Museo di Storia Naturale a Milano, un’altra puntata di Meet The Media Guru che ha visto protagonista Jack Horner. Le parole dei protagonisti, nel video di YouImpresa.

http://www.youimpresa.it/video/camera-news/jack-horner-ecco-come-rinasce-il-dinosauro

50, 9, 6

No, non stiamo dando i numeri!
Di 50 progetti presentati su 9 tavoli tematici per Expo 2015 la Camera di Commercio di Milano ha scelto 6 giovani startup. Si va dalla app che elimina la coda ai ristoranti last minute. Ma vediamo meglio di cosa si occupano.

Eat2
E’ un’ applicazione che permette ai ristoranti di pubblicizzare le offerte last minute. Vuoi trasformare il tavolo vuoto da mancato guadagno a risorsa? Invia agli iscritti che si trovano in zona l’offerta last minute!

Keepod
E’ un dispositivo già utilizzato per il bike sharing su cui integrare una carta di servizi, da immettere via Usb, che permette di identificare il possessore e garantire l’accesso e lo scambio di informazioni e l’acquisto di biglietti per i trasporti pubblici o per i musei.

Ostello Bello
È uno spazio a prezzi contenuti nel centro della città che ospita i turisti e li fa entrare in contatto con i cittadini.

Qurami
L’applicazione Qurami permette di controllare la situazione della coda in tempo reale, via smartphone, e di prendere il proprio numero elettronico senza doversi recare fisicamente in loco.

Restopolis
RestoPolis dà agli utenti della piattaforma/social network la possibilità di pubblicare commenti e fotografie sui ristoranti nei quali sono stati, condividendo così con la sua rete di amici preferenze e suggerimenti a riguardo. Il sistema di prenotazione e di condivisione di informazioni è accessibile sia da web, sia da smartphone.

Wineamore
L’applicazione Wineamore invece vuole sostituire i vecchi menù con l’iPad, partendo dalla carta dei vini, trasformata in una lista digitale, interattiva, multimediale, multilingua e personalizzabile dal ristoratore.

Sono reti (quelle di chi si è messo insieme per fare questi progetti e quelli tra imprenditori e istituzioni). E sono decisamente digitali (d’altra parte è questo un orientamento forte delle start up al giorno d’oggi). Non potevamo non parlarne.

Banda larga, rete mobile e… new apps

Con una banda larga più veloce ed estesa rispetto all’attuale, la rete mobile conoscerà in due anni uno sviluppo enorme e nuove applicazioni Internet saranno rese disponibili ad aziende e consumatori. Gli operatori stanno infatti lavorando sulla quarta generazione (LTE, Long Term Evolution) per la quale si sono aggiudicati di recente all’asta nuove frequenze (a 800, 1800, 2600 Mhz) per 3,94 miliardi di euro. Ed estenderanno anche la copertura, sfruttando per l’Umts/Hspa le frequenze finora utilizzate solo per il Gsm (900 Mhz), tramite il cosiddetto processo di “refarming”, investendo circa 6 miliardi di euro complessivi in un arco di tempo variabile rispetto alle condizioni di mercato.

Grazie a tutta questa banda larga per le reti mobile sarà possibile ovunque la mail mobile, lo scambio di file, l’accesso a rubrica e agenda aziendali, la presence con chat e VoIP, la videoconferenza in mobilità e così via. Molti di questi servizi saranno in Cloud – non residenti, quindi sul terminale mobile – per due ordini di ragioni. In primis, tablet e smartphone possiedono limitata capacità di storage rispetto ai computer dell’ufficio. Meglio quindi utilizzare risorse remote nella nuvola. In secondo luogo, il Cloud permette di evitare che informazioni riservate finiscano in mani sbagliate perchè conservate su un terminale mobile.

Secondo un importante istituto di ricerca le applicazioni business del Mobile Cloud, in particolare di Unified Communication, saranno un mercato da 39 mld di dollari nel 2016. E cosa si intende per Unified Communication? Con UC si intendono diversi sistemi o modelli di comunicazione, tra i quali il voice mail, l’instant messaging, le tecnologie di collaborazione (come Web conferencing) e le caratteristiche avanzate per voce e dati normalmente incluse nelle soluzioni PBX basate su protocollo Internet (IP). Tradotto: un gruppo di lavoro potrà, ad esempio, fare video conferenze e intervenire sullo stesso documento a prescindere dal fatto che i membri del gruppo siano in ufficio, a casa o in mobilità.

Sembra quindi che il nostro destino sia quello di non essere più in grado di separare i tempi di lavoro dal tempo libero… o forse potremo avere più tempo libero, perchè in grado di regolare i tempi di lavoro in base ai tempi della nostra vita?

 

Chi ben comincia… parte seconda

Un paio di mesi fa ci siamo chiesti in tema di agenda digitale se “chi ben comincia è già a metà dell’opera”. La risposta, oggi, sarebbe sì.

Nei giorni scorsi, infatti, il governo ha avviato il lavoro di 6 gruppi che dovranno individuare priorità, ostacoli e copertura finanziaria dei progetti da inserire nel decreto DigItalia, atteso per il mese di giugno.

Quali sono questi gruppi che dovranno in sostanza definire la strategia italiana per recepire gli obiettivi dell’Agenda digitale europea?

1) Infrastrutture e sicurezza. L’ Agenda digitale europea prevede per tutti i cittadini la banda larga entro il 2013 e quella veloce entro il 2020. È necessario reperire i 400 milioni di euro necessari per completare il piano nazionale banda larga al Centronord, mentre per le otto regioni del Sud sono già state recuperate le risorse necessarie per azzerare il divario digitale. I dati disponibili dicono che la realizzazione del piano nazionale ha dato e darà occupazione a 8 mila persone, aprendo 3.600 cantieri.

2) E-commerce. Qui si punta entro il 2015 ad indurre un italiano su due a fare acquisti su Internet a  e a sviluppare il servizio per il 33% delle piccole e medie imprese tramite una politica fiscale mirata.

3) E-Government. In questo ambito gli obiettivi da centrare sono: la diffusione e la piena applicazione dell’e-gov da parte delle amministrazioni centrali e locali, il completamento delle digitalizzazioni in corso (giustizia, sanità, scuola) e la messa a punto di un sistema che faccia parlare tra di loro le diverse amministrazioni permettendo ai cittadini di completare l’intero iter di un documento online (dai pagamenti alla firma digitale).

4) Alfabetizzazione informatica delle famiglie tramite gli studenti. Se il 93% dei ragazzi naviga ogni giorno e gli studenti sono circa 9 milioni, si stima che possano arrivare a coinvolgere nel processo circa 29 milioni di persone a partire dal proprio ambiente familiare.

5) Ricerca e innovazione. Qui l’obiettivo è sfruttare la digitalizzazione come leva di innovazione nei comparti tradizionali. Si punta a stimolare un maggiore investimento privato nel settore ICT attraverso gli strumenti del credito di imposta, la finanziarizzazione dell’intervento pubblico e la definizione di meccanismi che aumentino la partecipazione ai programmi europei di R&S.

6) Smart communities. Ovvero realizzare le infrastrutture intangibili necessarie per la realizzazione dei progetti che hanno come obiettivo il miglioramento della vita dei cittadini.

Dunque, si è partiti con il piede giusto. Ora non resta che aspettare e… monitorare l’opera!

Io IoTto, Tu IoTti

Capita sempre più di frequente di sentire parlare di come l’Internet of Things (IoT) cambierà radicalmente la progettazione e l’erogazione di servizi per i cittadini come anche per e da parte delle società private e delle aziende pubbliche.
Ma cos’è lo IoT? Si può parlare di IoT quando oggetti fisici sono in grado di connettersi in rete per rilasciare dati ed informazioni aggiornate automaticamente e in tempo reale in base alla situazione. Qualche esempio concreto? I pneumatici che informano direttamente delle loro condizioni rispetto all’asfalto (molto utili a Roma la scorsa settimana…); un antifurto in grado di riconoscere il proprietario ed aprirgli automaticamente la porta di casa o dell’auto senza bisogno di chiavi; poter cercare su Google gli occhiali smarriti (applicazione che avrà un successo planetario); avere un frigorifero che quando sta per svuotarsi provvede autonomamente ad ordinare la spesa al supermercato.

Nonostante l’interesse e la curiosità sul tema dell’IoT aumentino costantemente, non c’è ancora una definizione unanimemente condivisa, nè risposta sui vantaggi derivanti dall’IoT , sulla sostenibilità dei progetti in essere e così via. Un importante esercizio è in fase di finalizzazione da parte dell’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano che a breve presenterà i risultati di una ricerca in cui come prima cosa si sono individuati gli ambiti che possono beneficiare dell’Internet of Things.
 
Il primo è quello relativo alle Smart City. Le opportunità rese possibili dall’Internet delle cose vanno dalla possibilità di gestire le priorità semaforiche sulla base del reale stato del traffico all’illuminazione stradale basata sul livello di luminosità, dal monitoraggio dei parametri ambientali alla raccolta dei rifiuti sulla base del livello di riempimento dei cassonetti, solo per citare alcuni esempi. Il secondo riguarda le applicazioni di Smart Metering & Smart Grid finalizzate a gestire in maniera più efficiente ed efficace la rete elettrica (ad esempio tramite l’integrazione nell’attuale rete di quote di produzione distribuita derivante da fonti rinnovabili), del gas ed idrica (ad esempio, tramite l’individuazione di perdite della rete). Un terzo settore sono gli edifici intelligenti, con applicazioni all’interno della casa (Smart Home) e più in generale degli edifici residenziali, commerciali e industriali (Smart Building).

E infine l’Internet of Things ha ampie potenzialità nel supportare i processi logistici e di trasporto, garantendo la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera, il monitoraggio delle condizioni di conservazione dei prodotti e consentendo di ottimizzare la gestione delle flotte di automezzi. Ma anche il trasporto privato potrebbe trarvi beneficio: ad esempio potendo calcolare il percorso più veloce sulla base del reale stato del traffico.

Insomma questo IoT sembra proprio qualcosa che da qui al 2030 potrebbe cambiare le città, potrebbe cambiarci la vita…potrebbe cambiare anche noi?!

Chi ben comincia…

2012, anno nuovo, tempo di agende e buoni propositi.

 E sembra che quest’anno in Italia ci sia lo spiraglio per dotarsi di un’agenda digitale. Per ora i Ministri dello Sviluppo economico e dell’Istruzione si sono mossi – sulla base della disponibilità di fondi europei per il sud – sulla predisposizione di un piano per il meridione (EuroSud) che tra le altre cose assegna 600 milioni di euro allo sviluppo dei temi dell’agenda digitale: banda larga, banda larghissima (fibra ottica e mobile con l’Lte) e la costruzione di datacenter per consentire alla pubblica amministrazione di lavorare in cloud computing (uso e fornitura di servizi via internet).

Pare però che tale piano costituirà l’ossatura per l’agenda nazionale che richiederà ovviamente altre risorse, da stanziare, ma che sul sito del ministero ha già un nome -“Progetto Strategico Agenda Digitale Italiana”- e descrive le misure per dotare l’Italia dell’infrastruttura necessaria a garantire l’inclusione digitale della cittadinanza. Sul sito ancora per qualche giorno è aperta una consultazione pubblica in merito aperta a operatori pubblici e privati.

L’AGCOM ha detto la sua con una serie di proposte – alcune a costo zero – per lo sviluppo dell’agenda digitale italiana. Eccone solo alcune:

  • incentivi alla circolazione dei contenuti digitali per favorire un ambiente più concorrenziale nell’accesso alle risorse per i media;
  • promozione delle transazioni on line oltre che alla facilità di accesso ai contenuti digitali, che sono un diritto per il cittadino;
  • sviluppo della moneta elettronica e dell’e-commerce;
  • possibilità di notifica degli atti giudiziari e delle infrazioni al codice della strada a mezzo di posta elettronica certificata;
  • alfabetizzazione digitale, utilizzando il canale scolastico e dei media.

E infine… a Milano è stato deliberato finalmente un progetto per il wifi gratuito.

Sarà vero che “Chi ben comincia è già a metà dell’opera” ?!

A tutta banda (larga)

“Milano è una delle città più cablate d’Europa – da qui si riparte a investire nella fibra ottica per portarla nelle case, dopo che finora è stata utilizzata prevalentemente dalle grande imprese”, ha affermato Vito Gamberale, amministratore delegato di F2i (Fondo italiano per le infrastrutture che investe in aziende energetiche, di logistica e di trasporti) intervistato da Riccardo Piaggio su Wired di dicembre. 

Per farlo (cioè per portare la fibra ottica nelle case) si possono usare attualmente due leve. Quella finanziaria, dove una volta scomparsi gli 800 milioni di euro promessi (dall’allora Ministro Romani), sono rimasti i fondi pubblici di Cassa Depositi e Prestiti che detiene il 16% di F2i. E quella tecnologica, dove sul modello della milanese Metroweb si punta a creare un’infrastruttura neutrale che offra connettività a tutti gli operatori telefonici, offrendo la rete senza gestire al contempo i servizi. 
La tecnologia sfrutterà la fibra e i tubi già posati, riducendo i costi per nuovi scavi che incidono per l’80%. 

Sul rischio del digital divide tra nord e sud del Paese e l’ipotesi che si crei una “linea gotica della connettività” a sud di Bologna Gamberale sdrammatizza, sostenendo che l’adsl fino a 20 Mbps arriverà dovunque ci sia mercato. 

Una sfida dunque per l’Italia (che nel ranking mondiale della “fibra” si posiziona al 42esimo posto, e diciannovesima nel ranking UE – fonte Osservatorio Banda Larga – III trimestre 2011) che parte da Milano con l’obiettivo “europeo” di raggiungere tutti i cittadini con una connessione ad alta velocità nel 2020 …e speriamo davvero di non doverne riparlare per il 2030!