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Smart City, Smart You

Che cos’è una Smart City? E’ una città che affronta la sfida che la globalizzazione e la crisi economica pongono in termini di competitività e di sviluppo sostenibile; è una città in cui vi è un  elevato livello di qualità della vita, dove gli spazi urbani aiutano i cittadini a realizzare i propri progetti ed a farli muovere in maniera più agevole, risparmiando tempo.

Molto evocativo…ma Milano è una Smart City? Il Comune di Milano ci prova, invitando tramite avviso pubblico i soggetti pubblici e privati a presentare proposte progettuali, con cui poi candidarsi, nell’ambito del bando europeoSmart Cities and Communities”, all’interno del VII Programma Quadro.

Per candidarsi a Smart City Milano dovrà elaborare una piattaforma progettuale in grado di produrre alta tecnologia, ridurre i consumi energetici degli edifici, promuovere trasporti puliti. Per ora sono pervenute 48 proposte progettuali, tra le quali, sono stati selezionati tre progetti e le proposte dei vincitori confluiranno in un unico progetto da sottoporre alla Commissione Europea, entro il 1° dicembre. (La Camera di Commercio tramite il bando “ Digitale imprese”  ha di recente selezionato 26 progetti per la realizzazione di nuovi prodotti e/o servizi dedicati allo sviluppo di Milano come Smart City .)

Oggi Francesco Profumo – Presidente del CNR – dalle colonne de La Repubblica invita a mettere insieme le forze, le capacità aggregando a livello nazionale le tante attività che sono scollegate tra loro. Ed effettivamente, anche per questo progetto della Smart city ci vuole il contributo di tutti: in fondo, per fare la smart city dobbiamo prima di tutto essere dei cittadini “smart”.

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Milano.0

Una città moderna è una città digitale, “connessa”: affermazione a parole del tutto pacifica, ma nei fatti significa letteralmente trovarsi a correre dietro a cambiamenti piccoli o grandi, comunque veloci.

Dalla fase 1.0, che ha permesso la creazione delle infrastrutture informatiche, si è velocemente passati alla fase successiva, la 2.0, che ha posto le condizioni per mettere in contatto le persone tramite internet rivoluzionando il concetto di comunicazione. Oggi stiamo migrando al 3.0, in cui le tecnologie dell’informatica diventano potenzialmente applicabili a qualunque oggetto della vita quotidiana e permettono di fornire in tempo reale una rappresentazione della realtà circostante. Ne sono un esempio i sistemi di rilevazione del traffico, i sensori ambientali, i palazzi “intelligenti” che forniscono informazioni sul proprio stato di degrado o conservazione.

I Paesi del Nord Europa ci fanno riflettere, e non solo dal punto di vista del welfare e dei diritti civili. Ad Helsinki, ad esempio, un sistema informatico di monitoraggio sull’andamento dei mezzi pubblici permette di valutare azioni di miglioramento sugli itinerari in base alla reale domanda di spostamenti da parte dei cittadini. Ad Amsterdam, si sta mettendo a punto un sistema di calcolo dei flussi che attraversano le vie dello shopping per verificare che i valori immobiliari dei negozi siano appropriati rispetto al passaggio dei consumatori.

È uno scenario che lascia presagire esiti a dir poco suggestivi, rivoluzionari per l’economia (dal marketing al commerciale, dallo sviluppo del prodotto ai servizi professionali), ma anche per l’impatto sulla qualità della vita. Nell’era dell’internet of things gli oggetti non solo forniranno informazioni via via più dettagliate e puntuali sul mondo circostante, ma potranno assumere in modo attivo decisioni autonome, come avviene, ad esempio, con i sensori posti sull’asfalto, che rendono possibile modificare immediatamente i limiti di velocità in caso di intasamenti. Il business dell’internet delle cose – mercato che vale in Italia oltre 1,8 miliardi di euro, con una crescita prevista del 10% nel 2012 – è quindi destinato ad incidere radicalmente sulla vita di persone e di imprese e le grandi aree urbane devono predisporre il terreno al cambiamento.

A che punto è la nostra città e dove vuole arrivare? Che debba essere una metropoli “.0” è fuori dubbio ma con quale numero davanti? Qual è il paradigma non solo auspicabile, ma anche realizzabile nei prossimi 20 anni a Milano?