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Banda larga, rete mobile e… new apps

Con una banda larga più veloce ed estesa rispetto all’attuale, la rete mobile conoscerà in due anni uno sviluppo enorme e nuove applicazioni Internet saranno rese disponibili ad aziende e consumatori. Gli operatori stanno infatti lavorando sulla quarta generazione (LTE, Long Term Evolution) per la quale si sono aggiudicati di recente all’asta nuove frequenze (a 800, 1800, 2600 Mhz) per 3,94 miliardi di euro. Ed estenderanno anche la copertura, sfruttando per l’Umts/Hspa le frequenze finora utilizzate solo per il Gsm (900 Mhz), tramite il cosiddetto processo di “refarming”, investendo circa 6 miliardi di euro complessivi in un arco di tempo variabile rispetto alle condizioni di mercato.

Grazie a tutta questa banda larga per le reti mobile sarà possibile ovunque la mail mobile, lo scambio di file, l’accesso a rubrica e agenda aziendali, la presence con chat e VoIP, la videoconferenza in mobilità e così via. Molti di questi servizi saranno in Cloud – non residenti, quindi sul terminale mobile – per due ordini di ragioni. In primis, tablet e smartphone possiedono limitata capacità di storage rispetto ai computer dell’ufficio. Meglio quindi utilizzare risorse remote nella nuvola. In secondo luogo, il Cloud permette di evitare che informazioni riservate finiscano in mani sbagliate perchè conservate su un terminale mobile.

Secondo un importante istituto di ricerca le applicazioni business del Mobile Cloud, in particolare di Unified Communication, saranno un mercato da 39 mld di dollari nel 2016. E cosa si intende per Unified Communication? Con UC si intendono diversi sistemi o modelli di comunicazione, tra i quali il voice mail, l’instant messaging, le tecnologie di collaborazione (come Web conferencing) e le caratteristiche avanzate per voce e dati normalmente incluse nelle soluzioni PBX basate su protocollo Internet (IP). Tradotto: un gruppo di lavoro potrà, ad esempio, fare video conferenze e intervenire sullo stesso documento a prescindere dal fatto che i membri del gruppo siano in ufficio, a casa o in mobilità.

Sembra quindi che il nostro destino sia quello di non essere più in grado di separare i tempi di lavoro dal tempo libero… o forse potremo avere più tempo libero, perchè in grado di regolare i tempi di lavoro in base ai tempi della nostra vita?

 

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A tutta banda (larga)

“Milano è una delle città più cablate d’Europa – da qui si riparte a investire nella fibra ottica per portarla nelle case, dopo che finora è stata utilizzata prevalentemente dalle grande imprese”, ha affermato Vito Gamberale, amministratore delegato di F2i (Fondo italiano per le infrastrutture che investe in aziende energetiche, di logistica e di trasporti) intervistato da Riccardo Piaggio su Wired di dicembre. 

Per farlo (cioè per portare la fibra ottica nelle case) si possono usare attualmente due leve. Quella finanziaria, dove una volta scomparsi gli 800 milioni di euro promessi (dall’allora Ministro Romani), sono rimasti i fondi pubblici di Cassa Depositi e Prestiti che detiene il 16% di F2i. E quella tecnologica, dove sul modello della milanese Metroweb si punta a creare un’infrastruttura neutrale che offra connettività a tutti gli operatori telefonici, offrendo la rete senza gestire al contempo i servizi. 
La tecnologia sfrutterà la fibra e i tubi già posati, riducendo i costi per nuovi scavi che incidono per l’80%. 

Sul rischio del digital divide tra nord e sud del Paese e l’ipotesi che si crei una “linea gotica della connettività” a sud di Bologna Gamberale sdrammatizza, sostenendo che l’adsl fino a 20 Mbps arriverà dovunque ci sia mercato. 

Una sfida dunque per l’Italia (che nel ranking mondiale della “fibra” si posiziona al 42esimo posto, e diciannovesima nel ranking UE – fonte Osservatorio Banda Larga – III trimestre 2011) che parte da Milano con l’obiettivo “europeo” di raggiungere tutti i cittadini con una connessione ad alta velocità nel 2020 …e speriamo davvero di non doverne riparlare per il 2030!